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IL LIBRO DI ABRAMO L'EBREO |
“La legatura in solido ottone, dentro vi erano figure e caratteri che non erano latini e neanche francesi……..era stato scritto con una matita di piombo, su fogli di corteccia, ed era stranamente colorato. Sulla prima pagina, in lettere d’oro, appariva questa dicitura……….Abramo l’Ebreo, Prete, Principe, Levita, Astrologo e Filosofo, alla nazione degli ebrei dispersa in Francia dall’ira di Dio, augura Salute”.

Così Nicolas Flamel descrive il misterioso libro di Abramo l’Ebreo, da lui ritrovato occasionalmente nel 1357, ed anche se di questo libro non esiste traccia o riproduzione alcuna, tutto fa pensare che qualcosa effettivamente Flamel abbia trovato, vediamo il perché.
Nel 1357, Nicolas Flamel, grazie anche alla sua professione di scrivano e copista, si imbatte in uno strano libro, diverso da tutti quelli che aveva fino ad allora avuto modo di vedere e studiare; decide di approfondire la sua scoperta ed inizia una ricerca durata quasi 21 anni, l’unica cosa che gli è chiara riguarda la finalità del libro (fornire il modo agli Ebrei di Francia di fabbricare l’oro per riuscire a pagare le tasse dell’impero) e la chiave di lettura (soltanto un ebreo particolarmente versato nella Cabala riuscirà a decifrarlo). La sua ricerca ha fine quando, durante un pellegrinaggio a Santiago di Compostela, incontra un erudito di nome Canches, il quale scoppia in lacrime al solo vedere quel testo che riteneva ormai perduto.
Quali segreti conteneva il Libro di Abramo?
Purtroppo non ci è dato saperlo, Flamel non rivelò mai cosa contenesse effettivamente il manoscritto e forse anche tutta la storia raccontata fin’ora è più un percorso iniziatico che una vera e propria vicenda storica; rimane il fatto che ad un certo punto la povera e modesta vita di Nicolas Flamel e della moglie Perrenelle cambia improvvisamente: quattordici ospedali, tre cappelle e sette chiese, tutte costruite dalle fondamenta ed arricchite con grandi doni e lasciti e tutte costruite a Parigi; lo stesso avviene a Boulogne, oltre alle beneficenze nei confronti dei poveri, delle vedove e degli orfani; da dove proveniva questa immensa ed inesauribile ricchezza che diede a Flamel la possibilità di realizzare così tante e meravigliose opere, molte delle quali tra l’altro ancora esistenti?
È ipotesi accreditata che il Libro di Abramo, così come molti altri testi misteriosi, facesse parte di una grande famiglia di manoscritti tutti derivati da un’opera unica ed ormai perduta, un unico testo base sulla cui fantastica esistenza si possono formulare soltanto ipotesi non rette da prove ,ma forse neanche molto lontane dalla realtà.
Quello che più potrebbe avvicinarsi al libro ritrovato da Flamel è il manoscritto Figures Hieroglyphiques d’Abrahm Juif, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi ed identificato con il codice FR14765; pur discostandosi dalla descrizione dell’originale fatta dall’alchimista francese, il testo contiene molte immagini indecifrabili, forse una copia successiva, ma “purgata” di quelli che furono i segreti di Flamel?