ROBERTO LA PAGLIA

 

AIDS: INQUIETANTI SCENARI

Ó Roberto La Paglia

 

 A volte le emozioni ci portano lontano dalla verità, le grandi catastrofi monopolizzano la capacità di discernimento; quando si ritrova la capacità di razionalizzare le informazioni si potrebbero scoprire alternative mai pensate a ciò che credevamo di sapere: questa è una delle tante.

 

 

Un terribile sospetto

 

Il trenta per cento degli uomini di colore intervistati dal New York Times il 29 ottobre del 1990 pensavano che in realtà l’AIDS fosse un ' "arma etnica" concepita in un laboratorio allo scopo di infettare e uccidere i neri. Il risultato di questo sondaggio, apparso forse troppo scontato e intriso di vecchi rancori non ancora sopiti, passò quasi del tutto inosservato, ma forse conteneva l’indizio per arrivare ad una verità ben più tragica.

Sono ormai in molti a pensare che la teoria di cospirazione riguardante l'AIDS, questa terribile malattia ormai scomparsa dai notiziari ma che continua a mietere vittime, sia molto più plausibile rispetto a quella della scimmia portatrice promossa dai ricercatori; questa stessa teoria venne accreditata da studi genetici condotti presso un laboratorio di Los Alamos, nel Nuovo Messico. Molti però non sanno che questo stesso laboratorio ha visto nascere gli esperimenti sugli ordigni nucleari e che al suo interno, nel 1940, avvennero test sperimentali sulle radiazioni condotti su ignari civili.

Una scimmia quindi sarebbe la responsabile di una catastrofe umana che non ha messo, e continua a farlo, in serio pericolo migliaia di vite, ma ha anche scosso la vita privata di ognuno di noi ed ha acceso violenti dibattiti sulla morale e sulla decadenza dei costumi.

E se la verità fosse meno semplice di quanto ci hanno lasciato intendere?

 

 

 

The Special Virus Cancer Program (1962-1977)

 

Con opportuna quanto tempestiva convenienza, molti scienziati hanno facilmente dimenticato che i chirurghi hanno trapiantato parti di scimpanzé negli esseri umani per decenni, compresi quei periodi di tempo incriminati durante i quali il virus avrebbe abbandonato la sua abituale residenza per trasferirsi nell’uomo, mutando il suo habitat.

Questa lunga catena di trapianti è stata frutto di accurate e lunghe ricerche effettuate in seno ad un protocollo denominato Special Virus Cancer Program (SVCP), responsabile di vari test effettuati con il fine di verificare il comportamento e la diffusione di virus animali durante il loro scambio tra le stesse specie animali e gli organismi umani.

I lavori ebbero inizio nel 1964 sotto le finalità di programma scientifico e con un grosso contributo del governo e del National Cancer Institute (NCI) del Maryland. Originariamente il programma venne concepito per studiare la leucemia e i linfomi ma ben presto la ricerca si allargò a tutte le forme di cancro.

Il protocollo SVCP riunì le migliori menti americane: virologi, biochimici, immunologisti, biologi molecolari, epidemiologi, ma anche le più prestigiose istituzioni in un coordinato tentativo di valutare il ruolo del virus umano a provocare il cancro. Molti i nomi collegati: Robert Gallo (uno dei collaboratori che contribuì alla scoperta del virus HIV), Peter Duesberg (sostenitore della teoria che l'HIV non è la causa dell'AIDS), ma anche scienziati provenienti da Giappone, Svezia, Italia, Paesi Bassi, Israele, Uganda e Africa.

Lo scopo principale del SVCP era quello di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili di informazioni ma anche di virus responsabili del cancro; queste colture di virus sarebbero state in seguito spedite ai ricercatori di tutto il mondo.

Nel 1971 una relazione del SVCP descrive i test effettuati su un topo trattato con il virus della leucemia felina e i successivi tentativi di adattare la crescita dello stesso virus in cellule umane; il virus era stato progettato e adattato nelle cellule di un gatto, passato ad un pollo e quindi impiantato su una scimmia.

 

Guerra biologica

 

E’ facile immaginare, visto l’argomento trattato e l’enorme dispendio di energie, umane ed economiche, che l’attenzione dei reparti militari a tali esperimenti non tardò ad arrivare; presto si unirono al corpo di scienziati del SVCR molti ricercatori militari impegnati in alcuni test di guerra biologica;

Stranamente lo stesso anno, il 18 ottobre del 1971, il Presidente Richard Nixon annunciò che le forze militari impegnate nei laboratori di Fort Detrick, nel Maryland, avrebbero spostato i loro obiettivi di ricerca sulle cause, la prevenzione e il trattamento del cancro.

Gli obiettivi in effetti cambiarono ma non come promesso all’opinione pubblica; la relazione annuale del 1971 rilevò infatti che uno dei compiti primari del National Cancer Institute congiuntamente al SVCP ora ridenominato Frederick Cancer Research Center era da quel momento “la produzione su larga scala di oncogeni (agenti che causano il cancro), e la produzione di virus oncogeni per soddisfare esigenze di ricerca su una base continua. " La conclusione degli esperimenti fu quella di riuscire alle normali cellule umane virus oncogeni provenienti da primati.

In pratica vennero create delle vere e proprie colonie (scimmie, scimpanzé, topi, e gatti) allo scopo di osservare le varie mutazioni da una specie all’altra; queste stesse cavie venivano spedite in tutto il mondo per lo stesso tipo di esperimenti.

Un totale di 2274 primati venne inoculato in laboratorio, oltre 1.000 cavie morirono, mentre il resto venne inviato in altri centri di ricerca; molti di questi vennero in realtà liberati nelle loro zone d’origine.

Le continue sperimentazioni portarono però risultati che non erano stati previsti; il continuo scambio di virus, l’incrocio e l’innesto di malattie nelle varie specie di cavie, risultò essere la base per la nascita di nuovi virus, alcuni sorti per mutazione, altri creati spontaneamente dal laboratorio stesso.

Nel 1977 il progetto SVCP terminò di esistere, ufficialmente per non aver fornito alcun risultato visibile, ma forse per il bisogno estremo di occultare un lungo periodo di ricerche che aveva invece prodotto risultati troppo importanti per la strategia militare ma troppo estremi per la salute pubblica.

 

 

Il cancro del secolo

 

E’ plausibile pensare che l’AIDS sia una nuova forma di cancro nata in seno agli esperimenti del SVCP?

Sarebbe certo stato molto più semplice convincere l’opinione pubblica che si trattava di una malattia trasmessa per via sessuale, molto più convincente additare gli omosessuali come i principali veicoli di trasmissione, anziché speigare che una nuova forma di cancro, veloce e sconosciuta, si era liberata dai laboratori governativi.

Semplici supposizioni? Fantasiose teorie di complotto?

Lo stesso anno della chiusura del SVCP, il 1978, e fino a tutto il 1981, migliaia di omosessuali americani firmarono come cavie per un vaccino contro l’epatite B sponsorizzato dal governo americano; le vaccinazioni si svolsero principalmente a San Francisco, Los Angeles e New York.

Nel giro di pochi anni, che appaia strano o meno, queste stesse città divennero gli epicentri dello sviluppo della Sindrome da Immunodeficienza, conosciuta in seguito come AIDS.

Furono i vaccini ad agevolare la diffusione della malattia?

Già dai primi anni del 1970, il vaccino contro l’epatite B era stato sviluppato negli scimpanzè, ultime cavie degli esperimenti del SVCP e probabili portatori del virus. Le stesse vaccinazioni vennero effettuate nel 1980 e nel 1981 nella West Coast e anche in questo caso si assistette ad uno sviluppo dell’AIDS tra la popolazione.

Il fatto inquietante deriva da un dato statisticamente significativa: il 20% dei gay che si sottoposero volontariamente al vaccino contro l'epatite B a New York, si scoprirono sieropositive nel 1980, già un anno prima che l'AIDS diventasse "ufficiale" (1981).

Questo significa in poche parole che gli uomini di Manhattan detengono la più alta incidenza di HIV in tutto il mondo, compresa l'Africa, il presunto luogo di nascita di HIV e AIDS; ricordiamo che in Africa i primi casi provati di AIDS risalgono al 1982!

Nel 1990, i biologi molecolari identificano almeno 8 diversi sottotipi di HIV, sorprendentemente risulta che il ceppo predominante, quello che ha infettato moltissime persone in tutto il mondo, è proprio quello che ha prima infettato i gay negli Stati Uniti

Si tratta in poche parole di un ceppo mai trovato in Africa, dove generalmente le infezioni riguardano i genitali femminili, si dovrebbe quindi supporre che la provenienza dell’AIDS non è africana bensì americana! E’ stato inoltre dimostrato nel 1997, da uno studio sempre del National Cancer Institute, che un uomo bianco su dieci possiede geni resistenti alla malattia, mentre per quanto riguarda la popolazione nera questa possibilità è pari a zero. Predisposizione genetica sfortunata o virus appositamente studiato?

 

 

Falsa informazione.

 

 

Quando l'AIDS apparve, almeno ufficialmente, per la prima volta, nel 1981, l’opinione pubblica venne assicurata sul fatto che non c’era nulla da temere; si disse che era una malattia “dei gay” e la frase venne ripetuta infinite volte dai mass media americani.

Più tardi, nel 1987, Robert Gallo dichiarò ufficialmente in una intervista di non essere mai stato a conoscenza di nessun caso di trasmissione dell’AIDS attraverso normali rapporti eterosessuali.

Lo stesso dichiarò che la realtà africana era diversa soltanto in funzione delle differenti pratiche sessuali, di una più elevata promiscuità, concludendo la sua intervista con una tipica frase tratta dal miglior manuale di disinformazione: “…..l’AIDS non sarà mai un pericolo se non per una ristretta cerchia di persone…”.

In realtà era accaduto ben altro: erano stati sottovalutati i pericoli di una ricerca selvaggia in un campo rispetto al quale non abbiamo ancora cognizioni tali da farci operare in assoluta sicurezza; erano stati sottovalutati i problemi legati ad una probabile contaminazione virale; erano stati liberati animali usati come cavie per esperimenti che non avevano portato a risultati attendibili; era stato somministrato un vaccino provenienti da cavie trattate in maniera anomala e incontrollata.

L’anello mancante che i laboratori del SVCP non erano mai riusciti a trovare era proprio il virus dell’HIV, lo stesso che era passato nei vaccini e che adesso stava adattandosi al nuovo corpo ospitante.

Cosa accadde realmente? Guerra batteriologica sperimentata o sfuggita di mano? Test gratuiti su cavie non informate del loro effettivo ruolo?

Come sempre si attende una risposta, una risposta che da tempo volutamente si cerca di ignorare, ignorando in tal modo coloro che sono caduti vittime dell’AIDS e coloro che, purtroppo, cadranno allo stesso modo.