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ALCHIMIA
Alchimia
è ancora una parola dall’origine controversa, alcuni vogliono derivi
dall’arabo “al-kimiya” (pietra filosofale), altri dall’egizio “keme”
(Egitto, oppure Terra Nera); rimane il fatto che, oltre ad essere un’arte
trasmutatoria, l’Alchimia è anche uno dei più difficoltosi cammini
iniziatici, il più arduo da capire e da intraprendere.
Le
pratiche alchemiche in Oriente sorsero in tre aree differenti, Mesopotamia, Cina
ed India, ciascuna con caratteri diversi; per risalire al primo atto ufficiale
di procedimenti alchemici in Occidente dobbiamo arrivare al 1144, quando
l’inglese Robert di Chester tradusse integralmente in latino il testo arabo
“Il libro della composizione alchemica”; altri due filoni riguardanti i
primi albori della scienza alchemica in Occidente, e soprattutto in Italia, sono
riconducibili al periodo Alessandrino ed alle migrazioni in Europa degli
studiosi provenienti dalla Sicilia post-musulmana. Da questo punto di vista
possiamo distinguere il periodo alchemico in Occidente in tre fasi ben distinte
tra loro:
1)
una fase di irradiamento tra il XII e XIII Secolo,
con rappresentanti quali Alberto Magno, Ruggero Bacone, Arnaldo da Villanova e
Raimondo Lullo.
2)
una fase di stabilizzazione, tra il XIV Secolo ed i primi del XVII
Secolo, con esponenti Nicolas Flamel, Basilio Valentino, Paracelso, John Dee ed
altri. Questa è l’epoca d’oro per la scienza alchemica in Occidente, il
periodo durante il quale si arricchisce anche dei suoi aspetti spirituali,
grazie anche agli apporti dei Rosa+Croce e di Robert Fludd.
3)
l’ultima fase, quella che potrebbe considerarsi di eclisse e che va
dalla metà del XVII Secolo ai primi del Novecento; una fase non priva certo di
maestri quali Ireneo Filatete, Dom Pernetty o Elia Ashmole, ma che risente
fortemente dello scontro, con l’avanzare della modernizzazione, con il lento
scostarsi dei parametri mentali. All’ultimo periodo di questa fase vanno
comunque riconosciuti personaggi di tutto rispetto quali Fulcanelli, Eugéne
Canseliet e Roger Caro.
È
bene ricordare che l’Alchimia non fu soltanto la scienza che portò in seguito
alle scoperte della nuova chimica, scoperte che tra l’altro confermarono molte
delle tesi espresse dagli Alchimisti, ma fu, ed è ancora oggi, una scienza
dell’anima; quasi un travaglio spirituale, un percorso iniziatico che spurga
l’anima dalle scorie del crogiolo per riportarla monda e perfetta in seno
all’universo.