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La figura androgina più rilevante nella
cultura greco-romana è senz'altro quella di Ermafrodito, la cui leggenda ci è
stata tramandata da Ovidio nelle "Metamorfosi", secondo cui
Ermafrodito, bellissimo giovane figlio di Afrodite (dea dell'amore) ed Ermes
(divinità tutelare dei commercianti), fu vittima della passione di Salmacide,
una ninfa, ovvero una creatura semidivina preposta alla cura di una fonte
naturale. Salmacide, preda della passione per Ermafrodito ma da questi respinta,
lo avvinse in un abbraccio che unì per sempre i loro corpi in un unico essere
bisessuato. Il culto di Ermafrodito, retaggio di antichi culti della fertilità,
conobbe una vasta diffusione nel mondo ellenistico a partire dal IV secolo a.C.
Numerose sono le statue che lo raffigurano come un giovane dai tratti efebici e
dotato di seni, mentre in altre meno conosciute viene rappresentato con il pene
eretto, nell'atto di sfuggire l'abbraccio di un Satiro. Vari altri culti nel
mondo greco avevano per oggetto figure dall'incerta identità sessuale: a Cipro
era venerata una statua di Venere dotata di tutti gli attributi maschili ma
abbigliata con vesti di donna, come narrano Levio e Macrobio, mentre in Caria
grandi onori venivano tributati ad una statua raffigurante il dio Zeus dotato di
ben 6 mammelle! Il filosofo Platone parla diffusamente, nel "Simposio"
di un essere umano primigenio, androgino e a forma di uovo o stella. Nell'Ellade
l'ideale androgino ha dato vita ad un rituale estremamente cruento: quello della
dea Cibele, i cui sacerdoti si auto amputavano i genitali dopo l'esecuzione di
una sfrenata danza estatica, con la speranza di raggiungere dopo la morte una
condizione bisessuata. Molto interessante a questo propositi è il mito di
Agdistis, nato da una goccia di sperma versata da Zeus nell'atto di stuprare
Cibele; il fanciullo nacque androgino e venne castrato dagli dei che temevano
questa caratteristica peculiare. D'altra parte culti simili trovarono accoliti
anche nell'antica Roma: valga per tutti l'esempio di Hercules Victor,
raffigurante il semidio in abiti femminili. Ma qual era il destino, presso
queste popolazione così attratte dal culto per l'ambiguo, per coloro che alla
nascita presentavano caratteri ermafroditi? Purtroppo la loro sorte era tra le
più atroci. Nel mondo greco romano, come del resto in quasi tutte le culture
antiche, l'androginia era prerogativa esclusiva delle divinità e pertanto tutti
gli individui bisessuati alla nascita venivano considerati come segnali di
sventura e collera divina, quindi messi a morte. Nella antica Roma
l'ermafroditismo era considerato " foedum atque turpem prodigium", una
mostruosità che metteva a repentaglio l'ordine universale e umano e i neonati
bisessuati venivano bruciati vivi su un rogo di rovi selvatici o annegati,
mentre in Grecia venivano "esposti", cioè abbandonati al loro destino
o gettati dalle rupi. Infine Virgilio nell'Eneide ci narra la storia
dell'indovino Tiresia che riuscì a sperimentare in vita sia la sessualità
maschile che quella femminile e fu per questo accecato dalla dea Era.
Nel vasto continente africano molte furono e
ancora oggi sono le popolazioni che adorano divinità androgine: tra queste i
Dogon del Mali, varie tribù sudanesi e i Potok dell'Africa orientale. Tra gli
Herero è consuetudine, nei rituali dedicati agli antenati, che i praticanti
indossino abiti del sesso opposto. Tutte queste culture ancor oggi esistenti ci
hanno tramandato sculture e immagini di divinità ermafrodite dotate di seni e
attributi maschili, rappresentanti la fertilità e la congiunzione degli
opposti. Eppure anche per queste culture affascinate dall'androginia solo le
divinità possono essere bisessuate; tra queste popolazioni è il così estremo
terrore della confusione dei generi sessuali a tramandare di generazione in
generazione i crudeli riti con cui l'essere umano, per esse bisessuato alla
nascita, viene privato dell'elemento appartenente al sesso opposto: nei maschi
il prepuzio (asportato con la circoncisione) e il clitoride (visto come un
inquietante organo maschile, che viene reciso nel rito cruento dell'infibulazione).
IN INDIA
Nella religione induista, ricchissima di
fantasiose leggende, sono molto numerosi i "casi" di mutamenti di
sesso. La divinità più rappresentativa in questo senso è Shiva, dio della
distruzione e compagno nella Trimurti con Brahama (dio della creazione) e Vishnù
(dio della conservazione). Alcune raffigurazioni nei templi di Elefanta ci
mostrano Shiva con tratti decisamente androgini, a causa della fusione mistica
con la propria sposa Parvati, mentre altre statue ce lo raffigurano con due
volti: uno maschile e uno femminile. Del resto Shiva è anche la principale
divinità tutelare dei riti tantrici che contemplano la fusione mistica,
nell'atto sessuale, dell'uomo con la propria compagna con la creazione di un
unico essere perfetto. Il Tantra, una disciplina erotico-mistica molto antica,
contemplava l'unione sessuale dell'uomo e della donna a fini di illuminazione
spirituale; i miti narrano che una praticante, Amba, si trasformò in un maschio
e divenne l'auriga del dio Arjuna. Anche un altro membro della Trimurti, Vishnù,
ha transitato spesso da un sesso all'altro: per carpire l'Amrita (il nutrimento
degli dei) ai demoni che lo avevano sottratto, si trasformò in una ragazza e
Shiva che non lo riconobbe riuscì a sedurlo e addirittura ad ingravidarlo. I
danzatori indiani travestiti che recitano per rallegrare matrimoni e altre
cerimonie hanno un loro dio protettore, Kumara l'Adolescente, nato dallo sperma
di Shiva e in seguito allevato dalle Sette Krittika (le Pleiadi)
L'Androgino è
senz'altro una delle figure più rilevanti nel misticismo giudaico della Kabbalà,
una corrente filosofico-religiosa di cui non si conosce la precisa origine, che
si diffuse in Spagna e in Provenza in seguito alla diaspora nel XI e XII secolo.
Per i cabalisti fu addirittura Dio a crearsi da se stesso un corpo androgino
composto da dieci parti mistiche chiamate Sephirot ("splendori"):
questo corpo originale che divenne l'immagine di Dio fu chiamato dai kabbalisti
"Adam Kadmon" ovvero Adamo Primordiale, ed in esso erano racchiuse
tutte le potenzialità divine suddivise nei dieci archetipi sefirotici. Secondo
alcuni kabbalisti l'equilibrio dell'Androgino si spezzò a causa del peccato
originale commesso dall'Adamo terrestre (anch'egli androgino). Così l'armonia
venne meno e sia l'Adamo celeste che l'Adamo terrestre si divisero nelle due metà
femminile e maschile, così come il Male, considerato una proprietà intrinseca
della divinità ma inattivo perchè congiunto al Bene, assunse vita e
indipendenza determinando
Nell'antica Cina furono i maestri taoisti ad
introdurre idee affini all'androginia: una pratica nota come "lo spirito
dell'abisso" mirava alla creazione di un "embrione femminile"
mistico nel ventre dell'iniziato; lo scopo veniva raggiunto con tecniche di
visualizzazione del respiro e posizioni analoghe a quelle dello yoga. Il sesso e
quindi lo stato derivante dall'unione con la controparte sessuale venivano
considerato dai taoisti, analogamente ai maestri del tantra indiano, un veicolo
di immortalità e conoscenza, oltre che di androginia, prerogativa comune dei
leggendari Otto Immortali dei miti taoisti e del demiurgo taoista, P'an Hu, che
dopo la creazione del mondo divenne un ermafrodita che si nutriva dell'essenza
del sole e della luna.