MITI, MISTERI E SIMBOLOGIA DELL'ANDROGINO SACRO

Il termine greco Andrògynos, esprime l’idea di un essere umano, ma la sua  commistione tra il sesso maschile e quello femminile non è un'invenzione postmoderna: non ci troviamo infatti al cospetto di un prodotto creato dall'immaginario cyberpunk che ha posto le figure di androidi e cyborg come baluardi degli incerti confini sessuali riscontrabili nell’epoca attuale, quasi icone di una sessualità reinventata e reiventabile all’infinito. La figura dell'androgino si ritrova nelle più antiche culture di tutto il mondo come espressione di interezza e di capacità sovrumane precluse ai comuni mortali. Di nuovo, sotto il sole, c'e' quindi poco o nulla; gli archetipi dunque, ancora una volta si ripropongono sotto nuove forme, magari totalmente private del loro valore sacrale (un atteggiamento che non pochi mali ha arrecato all’uomo ed alla conoscenza.

L'ERMAFRODITO NELLA CULTURA CLASSICA

La figura androgina più rilevante nella cultura greco-romana è senz'altro quella di Ermafrodito, la cui leggenda ci è stata tramandata da Ovidio nelle "Metamorfosi", secondo cui Ermafrodito, bellissimo giovane figlio di Afrodite (dea dell'amore) ed Ermes (divinità tutelare dei commercianti), fu vittima della passione di Salmacide, una ninfa, ovvero una creatura semidivina preposta alla cura di una fonte naturale. Salmacide, preda della passione per Ermafrodito ma da questi respinta, lo avvinse in un abbraccio che unì per sempre i loro corpi in un unico essere bisessuato. Il culto di Ermafrodito, retaggio di antichi culti della fertilità, conobbe una vasta diffusione nel mondo ellenistico a partire dal IV secolo a.C. Numerose sono le statue che lo raffigurano come un giovane dai tratti efebici e dotato di seni, mentre in altre meno conosciute viene rappresentato con il pene eretto, nell'atto di sfuggire l'abbraccio di un Satiro. Vari altri culti nel mondo greco avevano per oggetto figure dall'incerta identità sessuale: a Cipro era venerata una statua di Venere dotata di tutti gli attributi maschili ma abbigliata con vesti di donna, come narrano Levio e Macrobio, mentre in Caria grandi onori venivano tributati ad una statua raffigurante il dio Zeus dotato di ben 6 mammelle! Il filosofo Platone parla diffusamente, nel "Simposio" di un essere umano primigenio, androgino e a forma di uovo o stella. Nell'Ellade l'ideale androgino ha dato vita ad un rituale estremamente cruento: quello della dea Cibele, i cui sacerdoti si auto amputavano i genitali dopo l'esecuzione di una sfrenata danza estatica, con la speranza di raggiungere dopo la morte una condizione bisessuata. Molto interessante a questo propositi è il mito di Agdistis, nato da una goccia di sperma versata da Zeus nell'atto di stuprare Cibele; il fanciullo nacque androgino e venne castrato dagli dei che temevano questa caratteristica peculiare. D'altra parte culti simili trovarono accoliti anche nell'antica Roma: valga per tutti l'esempio di Hercules Victor, raffigurante il semidio in abiti femminili. Ma qual era il destino, presso queste popolazione così attratte dal culto per l'ambiguo, per coloro che alla nascita presentavano caratteri ermafroditi? Purtroppo la loro sorte era tra le più atroci. Nel mondo greco romano, come del resto in quasi tutte le culture antiche, l'androginia era prerogativa esclusiva delle divinità e pertanto tutti gli individui bisessuati alla nascita venivano considerati come segnali di sventura e collera divina, quindi messi a morte. Nella antica Roma l'ermafroditismo era considerato " foedum atque turpem prodigium", una mostruosità che metteva a repentaglio l'ordine universale e umano e i neonati bisessuati venivano bruciati vivi su un rogo di rovi selvatici o annegati, mentre in Grecia venivano "esposti", cioè abbandonati al loro destino o gettati dalle rupi. Infine Virgilio nell'Eneide ci narra la storia dell'indovino Tiresia che riuscì a sperimentare in vita sia la sessualità maschile che quella femminile e fu per questo accecato dalla dea Era.

IN AFRICA

Nel vasto continente africano molte furono e ancora oggi sono le popolazioni che adorano divinità androgine: tra queste i Dogon del Mali, varie tribù sudanesi e i Potok dell'Africa orientale. Tra gli Herero è consuetudine, nei rituali dedicati agli antenati, che i praticanti indossino abiti del sesso opposto. Tutte queste culture ancor oggi esistenti ci hanno tramandato sculture e immagini di divinità ermafrodite dotate di seni e attributi maschili, rappresentanti la fertilità e la congiunzione degli opposti. Eppure anche per queste culture affascinate dall'androginia solo le divinità possono essere bisessuate; tra queste popolazioni è il così estremo terrore della confusione dei generi sessuali a tramandare di generazione in generazione i crudeli riti con cui l'essere umano, per esse bisessuato alla nascita, viene privato dell'elemento appartenente al sesso opposto: nei maschi il prepuzio (asportato con la circoncisione) e il clitoride (visto come un inquietante organo maschile, che viene reciso nel rito cruento dell'infibulazione).

IN INDIA

Nella religione induista, ricchissima di fantasiose leggende, sono molto numerosi i "casi" di mutamenti di sesso. La divinità più rappresentativa in questo senso è Shiva, dio della distruzione e compagno nella Trimurti con Brahama (dio della creazione) e Vishnù (dio della conservazione). Alcune raffigurazioni nei templi di Elefanta ci mostrano Shiva con tratti decisamente androgini, a causa della fusione mistica con la propria sposa Parvati, mentre altre statue ce lo raffigurano con due volti: uno maschile e uno femminile. Del resto Shiva è anche la principale divinità tutelare dei riti tantrici che contemplano la fusione mistica, nell'atto sessuale, dell'uomo con la propria compagna con la creazione di un unico essere perfetto. Il Tantra, una disciplina erotico-mistica molto antica, contemplava l'unione sessuale dell'uomo e della donna a fini di illuminazione spirituale; i miti narrano che una praticante, Amba, si trasformò in un maschio e divenne l'auriga del dio Arjuna. Anche un altro membro della Trimurti, Vishnù, ha transitato spesso da un sesso all'altro: per carpire l'Amrita (il nutrimento degli dei) ai demoni che lo avevano sottratto, si trasformò in una ragazza e Shiva che non lo riconobbe riuscì a sedurlo e addirittura ad ingravidarlo. I danzatori indiani travestiti che recitano per rallegrare matrimoni e altre cerimonie hanno un loro dio protettore, Kumara l'Adolescente, nato dallo sperma di Shiva e in seguito allevato dalle Sette Krittika (le Pleiadi)

NEL MISTICISMO EBRAICO E CRISTIANO DELLE ORIGINI

L'Androgino è senz'altro una delle figure più rilevanti nel misticismo giudaico della Kabbalà, una corrente filosofico-religiosa di cui non si conosce la precisa origine, che si diffuse in Spagna e in Provenza in seguito alla diaspora nel XI e XII secolo. Per i cabalisti fu addirittura Dio a crearsi da se stesso un corpo androgino composto da dieci parti mistiche chiamate Sephirot ("splendori"): questo corpo originale che divenne l'immagine di Dio fu chiamato dai kabbalisti "Adam Kadmon" ovvero Adamo Primordiale, ed in esso erano racchiuse tutte le potenzialità divine suddivise nei dieci archetipi sefirotici. Secondo alcuni kabbalisti l'equilibrio dell'Androgino si spezzò a causa del peccato originale commesso dall'Adamo terrestre (anch'egli androgino). Così l'armonia venne meno e sia l'Adamo celeste che l'Adamo terrestre si divisero nelle due metà femminile e maschile, così come il Male, considerato una proprietà intrinseca della divinità ma inattivo perchè congiunto al Bene, assunse vita e indipendenza determinando la Caduta e la cacciata dal Paradiso Terrestre. Anche il testo ebraico originale della Bibbia afferma qualcosa di simile, in esso la creazione della donna avvenne dalla separazione dal lato sinistro del maschio. Del resto il tema della reintegrazione di due esseri in un'unica creatura perfetta è tema di molte speculazioni anche nello Gnosticismo, una corrente composta da molti filoni e frammenti eterogenei che si sviluppò nei primi secoli dopo Cristo e prese in prestito elementi della cultura giudaica, cristiana ed ellenistica. Molte sono nei miti gnostici le figure androgine come Barbelon, la Vergine di Luce nata dall'Ineffabile che esiste dall'eternità, o Ialdabaoth, l'Arconte (governatore cosmico) che ad esso si ribellò e creò il nostro mondo nelle tenebre e nell'ignoranza come atto di supremazia. Il Vangelo di Tommaso, meno incline a speculazioni mitologiche e teosofiche, impartisce un insegnamento che sarebbe stato impartito dallo stesso Cristo: "Quando farete dei due esseri uno...e se farete il maschio e la femmina in uno (perchè il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina) entrerete nel Regno dei Cieli". Fondamentale in questo senso era il cosiddetto Crisma della Camera Nuziale, un sacramento matrimoniale che rievocava l'unione di Gesù e Maria Maddalena implicate la ricongiunzione degli opposti. Anche al Cristianesimo delle origini il tema dell'androginia spirituale è molto caro: il tema è stato toccato da Scoto Eurigena, Gregorio Nisseno, Origene e San Giovanni Crisostomo, che hanno paragonato l'uomo toccato dalla redenzione a un angelo e hanno individuato nel matrimonio, quindi nell'unione spirituale dell'uomo e della donna, lo strumento della reintegrazione e del superamento della caduta conseguente al peccato originale. In periodi successivi, quando la Chiesa ebbe già assunto un atteggiamento di condanna verso la sessualità in generale, chiunque osasse proporre simili argomenti correva il rischio di scomunica

IN CINA

Nell'antica Cina furono i maestri taoisti ad introdurre idee affini all'androginia: una pratica nota come "lo spirito dell'abisso" mirava alla creazione di un "embrione femminile" mistico nel ventre dell'iniziato; lo scopo veniva raggiunto con tecniche di visualizzazione del respiro e posizioni analoghe a quelle dello yoga. Il sesso e quindi lo stato derivante dall'unione con la controparte sessuale venivano considerato dai taoisti, analogamente ai maestri del tantra indiano, un veicolo di immortalità e conoscenza, oltre che di androginia, prerogativa comune dei leggendari Otto Immortali dei miti taoisti e del demiurgo taoista, P'an Hu, che dopo la creazione del mondo divenne un ermafrodita che si nutriva dell'essenza del sole e della luna.