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Non voglio in questa sede entrare
nel dettaglio di tali rapporti o verificare l’effettiva autenticità di tali
affermazioni; è comunque improbabile pensare ad una vera e propria
collaborazione nel senso stretto del termine, si trattava quasi certamente di un
rapporto basato su un presupposto scambio di energie, una pratica molto simile a
quella dello Sciamanesimo moderno. È anche necessario rilevare che gli animali
additati come “collaboratori delle streghe”, provenivano tutti da una storia
molto più antica che, nel bene o nel male, li aveva già messi in stretta
relazione con le religioni e le superstizioni popolari.
In buona sostanza, ci troviamo ad
analizzare una delle tante varianti di una pratica che sempre, dalla notte dei
tempi, è rimasta viva ed è stata adoperata nei modi più svariati e
immaginabili, quella della comunicazione tra l’uomo e gli animali. Questo tipo
di rapporto, che non era soltanto inteso da un punto di vista prettamente
affettivo, era a sua volta inserito in un contesto molto più vasto che vedeva
la perfetta sinergia tra l’uomo e la natura, l’essere umano e le cose che lo
circondavano, un rapporto di profondo rispetto e di reciproca collaborazione.
L’epoca medioevale vide un profondo modificarsi di questo rapporto, sia sul
piano culturale sia su quello emotivo; l’uomo iniziò a maturare l’idea di
essere il solo e unico padrone della terra, modificò il proprio rapporto con
l’ambiente e, con esso, anche il rapporto con gli animali. Da queste premesse
nasce la lenta ma costante demonizzazione del regno animale e il suo progressivo
asservimento a scopi malefici, sinistri, contrari alla Chiesa e al vivere
civile. Questo progressivo decadimento del rapporto uomo ambiente non è
comunque frutto di un repentino cambiamento di pensiero, riflette in realtà la
nuova condizione della società rispetto al progresso che man mano andava
acquisendo; la perdita di controllo sull’ambiente scatenava una conseguente
perdita di controllo sul mondo animale e il bisogno di piegare l’ambiente
stesso ai propri scopi innescava la scintilla di un vero e proprio scontro con
gli animali stessi. Nello stesso tempo, l’affermarsi del cristianesimo anche
con la forza, in certi casi, imponeva una necessaria rivisitazione in chiave
simbolica del mondo animale al fine di contrastare le ultime agguerrite frange
pagane.
Tutte le tipologie appena
elencate, rappresentano delle specie ben definite di animali, già con alle
spalle vecchie storie di valenze simboliche; gli animali collaboratori erano, ad
esempio, il lupo, il gatto, gli uccelli notturni, cioè tutte quelle specie che
potevano già vantare un passato simbolico ricorrente (non dimentichiamo che il
termine strega deriva dal latino Strix, identificativo di uccello notturno). Un
caso a parte è quello degli animali che nascondono le sembianze di Satana, in
questa categoria primeggia infatti il caprone, direttamente riferibile al dio
pagano Pan, a sua volta mutuato dal cristianesimo per rendere visibile
l’immagine del diavolo. Animali vittime di sacrifici, animali usati come
cavalcature e animali preferiti per la trasformazione della strega,
rappresentano per lo più concetti legati alla tradizione ma, con maggior
frequenza, alla superstizione contadina; nel secondo e terzo caso la strega si
trasformava in un animale simbolo della stregoneria stessa oppure ne cavalcava
uno che la rappresentasse, mentre nel primo si trattava di animali comuni
prelevati dalle stalle o dai campi per essere sacrificati sull’altare del
rituale stregonico; si trattava in larga parte di animali indispensabili per
l’economia e la sopravvivenza del tempo, la cui morte o sparizione a causa
delle frequenti epidemie o per una semplice fuga verso pascoli più abbondanti,
veniva imputata invariabilmente alle streghe. Gli animali come ingredienti delle
pozioni magiche, traevano invece origine dagli studi antichi sulle loro virtù,
oltre che alla tradizione mitologica assorbita in seguito dal paganesimo.
Da tempi antichissimi il gatto è
l’animale preferito di una strega; nell’immaginario collettivo, infatti, non
esiste strega che non abbia o non si accompagni a questo animale, fedele
compagno e complice in qualche modo di ogni sua operazione magica.
In Gran Bretagna, i gatti al
servizio delle streghe vennero spesso esibiti come prove durante i processi del
XVII Secolo, finendo per attirare il sospetto su tutte quelle persone amanti del
gatto e della sua compagnia. Questo discorso rientra in una antica
credenza/superstizione che da sempre ha riservato agli animali diversi ruoli,
soprattutto nei miti pagani e nelle pratiche religiose; in tal senso è ancora
oggi visibile, visionando gli antichi testi e le antiche iconografie, una antica
dottrina cristiana che vede l’ombra di Satana in ogni stretto legame con un
animale. Gli amanti dei gatti erano e sono, in qualche modo, largamente esposti
ai primi sospetti proprio a causa delle antiche superstizioni sui felini, già
non meno di quattromila anni fa considerati sacri e quindi oggetto di riti
religiosi.
In Egitto erano famose le feste
che si svolgevano nella città di Baubastis in onore di Bast,
Anticamente le streghe li usavano
per i loro infusi e per gli incantesimi, soprattutto quelli d’amore o di
malocchio, e, anche se non furono oggetti di culto alla stessa stregua dei
gatti, a questi due animali venivano attribuiti oscuri e arcani poteri.
Già novemila anni fa,
LA CIVETTA.
Il termine latino Strix indica sia la civetta che la strega; questa sinergia di significati è
sicuramente importante al fine di capire quanto questo animale sia intimamente
legato alla Stregoneria, alla sua storia e alle pratiche che la
contraddistinguono.
I romani, particolarmente attenti
alla civetta, pensavano che il suo verso annunciasse la morte e quando
casualmente una di loro entrava in un edificio la gente si precipitava fuori
impaurita; allo scopo di distruggere ogni influenza negativa il luogo veniva
purificato con acqua e zolfo.
Questo tipo di reazioni non
appartenevano soltanto al popolo romano, simili scene erano diffuse in quasi
tutto il mondo antico, complice anche lo strano aspetto della civetta stessa:
grandi occhi, faccia appuntita, aspetto vagamente umano, oltre che la sua
caratteristica di piombare all’improvviso e di notte sulla propria preda.
L’associazione vera e propria della civetta con
Da sempre il serpente è simbolo
di potere, in questo senso
Sarebbe però molto riduttivo
esprimere e descrivere in un così breve concetto il tema del serpente, se non
per il fatto che questo animale, almeno in passato, non è sempre stato simbolo
del male ma ha avuto una lunga storia iconografica e spirituale proprio
nell’esatto contrario. La sua presenza in molte religioni è ormai un fatto
storico ampiamente attestato, molto spesso legato al culto delle acque ma sempre
in bilico tra caratteristiche simboliche opposte e contrastanti tra loro.
La caratteristica peculiare
dell’immagine tramandataci dagli antichi culti, è quella di un animale
simbolo della vita stessa, il serpente che sottrae a Gilgamesh l’Albero della
Vita, che in lingua araba viene conosciuto come “Al hayyah”, termine
significativamente importante proprio perché, sempre in arabo, “Al hayat”
significa proprio vita. Nel suo attributo vitale, il serpente quindi è simbolo
di conoscenza e quest’ultima è stata proprio la causa della sua
demonizzazione, oltre che il suo aspetto riferibile al simbolismo fallico.
Alcuni tentativi di riabilitare l’antica valenza del serpente sono riferibili
al II Secolo, soprattutto ad opera di movimenti quali quello degli Ofiti o
Ofianoi che adoravano il serpente in quanto simbolo di liberazione dell’uomo e
di illuminazione. È comunque da rilevare che l’associazione del serpente con
il male e le sue espressioni non è un concetto prettamente riferibile al
cristianesimo, esistono testimonianze in tal senso anche nel mondo antico; il
pitone egizio Apophis, ad esempio, era l’emblema stesso del mondo delle ombre;
lo stesso concetto è applicabile alla simbologia del serpente come segno della
rivolta contro Dio; i rettili nati dal sangue dei Titani si ribellarono a Zeus e
addirittura due serpenti furono artefici del tentativo di uccidere un altro dio,
quale era Ercole, provando a soffocarlo dentro la culla.
Lo stretto legame tra il serpente
e
Venivano anch’essi usati nei
riti o nei sacrifici e si diceva che le streghe riuscissero a comunicare con
loro. Erano simbolo di sventura.
Anche se a prima vista potrebbe
apparire strana o fuori luogo, esiste una precisa linea di pensiero che
identifica la volpe come animale appartenente al mondo della Stregoneria e
dell’eresia in genere. Anticamente, era pensiero comune nella maggior parte
degli ambienti ecclesiastici, che la volpe fosse un animale falso, menzognero,
proprio in relazione alla sua proverbiale astuzia; la sua tendenza a tessere
insidie, trappole, portò questo animale ad essere identificato come simbolo
vero e proprio degli eretici i quali, proprio con la loro astuzia, si
insinuavano nella chiesa e tra i fedeli spargendo le loro menzogne.