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ATLANTIDE
E L'EGITTO
Ermete Trismegisto, Corpus Hermeticum e Atlantide
Nel 1460 il monaco Leonardo di Macedonia consegnò alla corte di Cosimo de'
Medici la prima copia manoscritta del Corpus Hermeticum, giunta in Occidente dopo
il Medioevo. Cosimo ne fece approntare una traduzione in latino a Marsilio
Ficino nel 1463, da quel momento in poi
il Corpus Hermeticum entrava nella storia della scienza e del pensiero occidentale.
Il Corpus
Hermeticum è composto da 17 trattati, o logoi, ordinati dagli editori
moderni da I a XIV e da XVI a XVIII, poiché nell'edizione del 1554 del Turnèbe dopo il XIV trattato
furono inseriti tre frammenti ermetici di Stobeo; e
nell'edizione del 1574 del Flussas i tre frammenti di Stobeo vennero raccolti,
assieme ad un brano tratto dalla "Suda", sotto il nome di XV logos. Naturalmente
gli editori moderni pur mantenendo inalterata la
numerazione, preferirono escludere il XV logos dalle proprie
edizioni. La tradizione ermetica, tuttavia,
possiede altri testi che il Corpus non comprende. Il più importante è
l'Aslepio, che generalmente viene pubblicato come appendice del Corpus
Hermeticum. L'originale greco dell'Asclepio è andato perduto e possediamo solo una
traduzione latina. Questo trattato sembra essersi perduto in
Occidente dopo
Sant'Agostino e, attraverso alcuni autori, riprese a
circolare solo dal XII secolo. Pare, quindi, che fosse questo scritto a mantenere viva la tradizione
ermetica durante il Medioevo, essendo confluito nel Corpus
Apuleiano. Abbiamo poi gli estratti di Giovanni Stobeo (V secolo d.C.), il quale raccolse 27
frammenti ermetici e li inserì nella sua antologia ("Florilegium") dedicata al
figlio Massimo. Tra i più importanti estratti ermetici di Stobeo, si può
ricordare "La vergine del mondo". Inoltre ci sono riferimenti ad opere ermetiche
nei padri della Chiesa (25 frammenti) e in filosofi pagani e cristiani, come
Eusebio, Lattanzio, S.Cirillo, Giovanni Lido, Zosimo, Fulgenzio, Giamblico (di questi ultimi tre autori possediamo 3 frammenti),
Sant'Agostino (già citato)
ecc. Molti riferimenti all'ermetismo, inoltre, sono attribuiti
all'Imperatore
Giuliano l'Apostata. I testi del Corpus Hermeticum e dell'ermetismo hanno una
storia complessa. Le teorie ermetiche risalgono all'epoca dei Tolomei (II secolo
a.C.), fiorite probabilmente in ambiente Alessandrino. La loro sistemazione
scritta, tuttavia, va dal I secolo al III secolo d.C.. L'ermetismo venne discusso
da filosofi pagani e cristiani, influenzando sia le filosofie tardo-antiche
sia il nascente cristianesimo. Il cristianesimo cercò di combattere le dottrine
ermetiche dichiarandole eretiche. Infine, nel VI secolo, sembra che la letteratura
ermetica si sia perduta nel nulla. Poi, nel XI secolo, Michele Psello, erudito
bizantino, fa risorgere la tradizione ermetica e il Corpus Hermeticum. Con
Psello si può ritenere conclusa la formazione del corpus che giungerà in
Occidente nel 1460. I dialoghi ermetici vengono presentati come delle
rivelazioni di Ermete Trismegisto (Ermete tre volte grande) agli
uomini riguardo la natura divina, l'antropogonia, la cosmogonia, l'escatologia, la
filosofia religiosa ed altro. I personaggi dei testi ermetici, oltre a Ermete
stesso, sono Iside, Aslepio (identificato con l'Egiziano
Imhotep/Imouthes), Ammone, Horus, il figlio di Iside e Agathos Daimon (che corrisponde a
Kneph). Inoltre, soltanto nei dialoghi ermetici appaiono personaggi come Poimandres, Tat
(figlio di Hermes-Thot) e il sacerdote Bitys. Questi dialoghi,
naturalmente, sono ambientati in Egitto. La figura di Ermete Trismegisto è
estremamente interessante: Ermete fu identificato dai greci con il
Dio egiziano
Thot (Dio egizio Lunare della scrittura). Questa identificazione risale almeno
ad Erodoto ed è presente in Platone nel
"Fedro" (con il mito di Theut) e nel "Cratilo". Sappiamo quindi che Ermete e Thot erano associati all'invenzione
della scrittura, alla medicina, al regno dei morti, alla capacità inventiva,
alla frode e all'inganno. Inoltre sia Thot che Ermete avevano un ruolo
demiurgico. Con questo, quindi, si può già capire perché i greci associarono i due
Dei. I greci vedevano l'Egitto come la terra della conoscenza perduta di un
tempo estremamente remoto, quindi il fatto di possedere in lingua greca scritti
composti dallo stesso Dio Thot (Ermete), dava prestigio ai testi e conferiva loro importanza.
Chiaramente testi scritti dallo stesso Dio della conoscenza
erano qualcosa di incredibilmente importante e sacro. Una tradizione mitologica
dice che l'Ermete dei testi del Corpus era nipote del vero Ermete Trismegisto e
aveva tradotto dagli originali egiziani gli scritti di suo nonno. Quindi, se
pensiamo che tutto ciò sia storico, il "vero Ermete" sarebbe vissuto poco prima
dell'arrivo dei Greci di Alessandro Magno in Egitto. Ma credo proprio che dietro
alla figura di Ermete e delle arcane conoscenze dell'Egitto ellenistico, ci sia
qualcosa di più importante. Secondo gli studiosi, tutto l'apparato ermetico si
sarebbe formato tra il II secolo a.C. e il III secolo d.C. e sarebbe stato
influenzato da platonismo, aristotelismo, stoicismo e giudaismo, ma
ciò non è vero. Sappiamo infatti che Platone viaggiò in Egitto, come facevano
molti greci del suo tempo, per essere istruito dai sacerdoti egiziani, quindi
quegli elementi che si ritrovano in Platone e che risultano simili alle dottrine
ermetiche potrebbero avere la stessa fonte egizia. Aristotele era allievo di Platone, quindi influenzato dal suo maestro, e gli Stoici,
per alcune questioni sulle divinità, si rifanno ad Eraclito, che è stato chiaramente influenzato dal
pensiero egiziano. Le somiglianze, quindi. sono facilmente
spiegate supponendo la
fonte comune egizia da cui tutti potrebbero aver attinto. Inoltre sarebbe logico
il fatto che, al momento della fine della civiltà prettamente egiziana con
l'inizio dell'Ellenismo (IV secolo a.C.), i sacerdoti d'Egitto
avessero ritenuto
opportuno tradurre in greco (la lingua culturale dell'epoca) dal
geroglifico (che stava iniziando ad essere abbandonato) tutte le conoscenze che
si preservavano in Egitto da millenni e che ora rischiavano di essere perdute;
conoscenze, secondo i sacerdoti, importantissime per le generazioni future.
Queste conoscenze venivano fatte risalire allo stesso Dio Thot. Si diceva che il
Dio Ermete (Thot) fosse il nonno dell'Ermete traduttore,
ciò voleva solo significare che le conoscenze millenarie attribuite al Dio Thot venivano tramandate ai posteri in una nuova lingua. Finché i sacerdoti
poterono conservare le proprie conoscenze nei templi, istruendo solo persone
particolarmente degne di ricevere certi insegnamenti, lo fecero, ma quando si
accorsero che ormai l'Egitto era in preda a culti stranieri importati dai greci e dalle altre comunità che giungevano nell'Egitto dei Tolomei, ritennero
necessario divulgare queste conoscenze per chi sarebbe stato in grado di
capirle. Probabilmente esisteva una sorta di setta che custodiva i segreti di
Thot (forse come quella storicamente provata risalente ai tempi della
costruzione delle piramidi: i seguaci di Horus); ma allora qual era la fonte
principale delle conoscenze ermetiche? Lo stesso Dio? E, quando erano nate queste
conoscenze? Ipotizzando (interpretazione evemeristica) che il dio Thot fosse un uomo di eccezionali capacità che alla sua morte fosse stato divinizzato, lo
potremmo collocare ai tempi del regno di Osiride. Osiride era a capo dei
superstiti di Atlantide diretti in Egitto circa nel 10000 a.C.
Thot-Ermete, secondo Diodoro Siculo, era un grandissimo scienziato che aiutò Osiride
nell'opera civilizzatrice in Egitto. Ecco cosa dice Diodoro nella sua Biblioteca
Storica (libro I, 15-16):
"Tra tutti - aggiungono - Osiride teneva nel più alto grado di considerazione
Ermes, perché fornito di naturale sagacia nell'introdurre innovazioni capaci di
migliorare la vita associata. Secondo la tradizione, infatti sono opera di Ermes
l'articolazione del linguaggio comune, la denominazione di molti oggetti fino ad
allora privi di nome, la scoperta dell'alfabeto e l'organizzazione dei rituali
pertinenti agli onori e ai sacrifici divini. Egli fu il primo ad osservare
l'ordinata disposizione degli astri e l'armonia dei suoni musicali secondo la
loro natura; fu l'inventore della palestra e rivolse le sue cure allo sviluppo
ritmico del corpo umano. Inventò anche la lira con tre corde fatte di nervi,
imitando le stagioni dell'anno: adottò infatti tre toni, acuto, grave, medio, in
sintonia rispettivamente con estate, inverno, primavera. Anche i Greci furono da
lui educati nell'arte dell'esposizione e dell'interpretazione, vale a dire
l'arte dell'ermeneutica, e per questa ragione gli hanno dato appunto il nome di
Ermes. In generale Osiride ebbe in lui il suo scriba e sacerdote: a lui
comunicava ogni questione e ricorreva al suo consiglio nella stragrande
maggioranza dei casi. Invece di Atena, come credono i Greci, sarebbe stato Ermes
a scoprire la pianta dell'ulivo". Come si può capire Ermes era il "factotum" di Osiride. Ermes svolse ogni genere
di mansione e tentò di portare un po' di ordine nel disordine generale causato
dalla fine della civiltà. Probabilmente Thot (o in qualunque altro modo lo si
voglia chiamare) aveva lasciato dei testi dove cercava di preservare il suo
sapere, che sono stati tramandati di generazione in
generazione fino
all'epoca ellenistica, certamente estremamente diversi dagli originali. Inoltre, chissà quanti testi sono andati perduti!
E ancora, il "giallo" dei segreti di Thot è precedente all'Ellenismo, ma già i relativi testi si cercavano ai tempi del
Faraone Cheope e di Ramesse II. Infatti,
nel mito riguardante Cheope, il Faraone viene a sapere che un mago
conosce
l'ubicazione delle camere segrete del tempio di Thot a Ermopoli e invia suo
figlio Hordedef a cercare il mago di nome Giedi. Il mago aveva 110 anni, ma la forza di un giovane. Questi venne condotto a palazzo e disse a Cheope, dopo aver
dimostrato di possedere i suoi poteri magici, di non conoscere dove fossero le
camere, ma di sapere che avrebbe potuto trovare l'indizio determinante in una
cassa nel tempio del Sole ad Eliopoli. Tuttavia gli preannuncia che non sarà lui a recuperare la cassa e che ci sarà il rovesciamento della dinastia regnante a
favore dei figli della donna predestinata al recupero, moglie di un sacerdote di
Eliopoli. Cheope cade nella disperazione, ma Giedi lo rassicura dicendogli che
suo figlio e suo nipote avranno la corona. Il mago, infatti, innalzando le acque del Nilo ad arte, fa in modo che i figli di Cheope arrivino prima dei figli di
Ra. Nel mito riguardante Ramesse II, suo figlio Setna voleva recuperare i libri
della saggezza di Thot che si trovavano nella tomba di Neferkaptah. Dopo qualche
esitazione, il padre acconsente e Setna apre la tomba e trova il libro. All'interno della tomba trova una donna con un bambino, che si trovava vicino
alla salma di Neferkaptah, e dice a Setna che il libro gli porterà soltanto
disgrazie. Per provare ciò racconta la storia piena di sciagure e di calamità
che ha portato tutta la sua famiglia alla morte. Per prendere il libro Setna
deve affrontare varie prove disputando con gli abitanti della tomba, ma alla
fine riesce a impossessarsi del libro di Thot. Tuttavia anche Setna viene
colpito da sciagure, ma riesce a rimediare in tempo e riporta il libro nella
tomba riconciliandosi con i suoi abitanti. Questi due miti ci servono per comprendere come le
conoscenze del dio Thot fossero bramate nell'antico Egitto e in che modo venissero considerate. Forse le
stanze segrete di Thot e la tomba di Neferkaptah sono le famose stanze
dell'antica conoscenza perduta di Atlantide? Forse una di queste camere della
saggezza si trova sotto la Sfinge? Sebbene i miti che ho esposto sopra abbiano un significato allegorico, i libri e le conoscenze occulte del
Dio della
sapienza sono stati oggetto di ricerca per millenni e chissà che un giorno, con
la loro scoperta, non si pervenga ad aggiungere un fondamentale tassello alla
dimostrazione dell'esistenza di Atlantide.
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