Bhagwan Shree Rajneesh – OSHO

 Bhagwan Shree Rajneesh, è il nome assunto da Rajneesh Chandra Mohan, nato a Kuchwara, una città dell’India Centrale. Prima di morire cambierà il suo nome in Osho.

Pur essendo nato da una famiglia vicina al Giainismo, Osho, nel corso della sua vita, non abbracciò alcun credo religioso; la sua “Illuminazione” avviene il 21 Marzo 1953, all’età di 21 anni. Laureato in Filosofia all’Università di Saugar, insegnò per nove anni all’Università di Jabalpur, operando contemporaneamente come leader religioso. Lasciato l’insegnamento universitario nel 1966, si dedicò completamente all’educazione dei suoi discepoli; i primi gruppi si formarono nel suo appartamento di Bombay, dove era solito organizzare incontri in qualità di maestro spirituale e guida.

Nel 1974 si stabilisce a Puna, dove viene fondato un Ashram più confortevole per i propri discepoli; Osho insegnava un cammino spirituale sincretico, nel quale è facile ravvisare elementi di Induismo, Giainismo, Buddismo Zen, Taoismo, Cristianesimo, antica filosofia greca, molte altre tradizioni filosofiche e religiose, psicologia umanista, nuove forme di terapia e meditazione, ecc.

Nel 1980, subisce un attentato da parte di un fondamentalista indù; successivamente, nel 1981, gravi problemi di salute lo spingono a lasciare l’India. Si reca negli Stati Uniti per ricevere cure più avanzate, ed il gruppo si stabilisce presso il “Big Muddy Ranch”, nei pressi di Antelope, Oregon; il ranch venne ribattezzato “Rajneeshpuram” (“Essenza di Rajneesh”). Anche qui sorsero problemi. A causa delle differenze religiose e culturali, molti dei locali si dimostrarono intolleranti verso il nuovo gruppo, tanto che lo stesso Osho divenne vittima di attentati e di minacce.

Da questo periodo in poi la storia si tinge di nero e molti eventi misteriosi dividono ancora le opinioni su Osho ed il suo gruppo, il periodo che fa riferimento agli Stati Uniti denota comunque una profonda spaccatura tra le dottrine filosofiche e mistiche del Maestro e gli atteggiamenti del suo gruppo. Inizia una lunga battaglia legale fatta di gravi accuse e di pesanti indizi; alla fine Osho venne condannato con la condizionale, a patto che lasciasse il paese. Nel 1987 tornò a Puna, dove la sua salute iniziò a peggiorare. Abbandonò il nome di Rajneesh e adottò quello di “Osho”, nome che derivava dall’espressione “esperienza oceanica” di William James. Morirà in seguito a Puna nel 1990 per un arresto cardiaco, anche se alcune voci lo vorrebbero addirittura assassinato dalla CIA.

Osho sviluppò nuove forme di meditazione attiva, la più nota è la Meditazione Dinamica, caratterizzata da una strenua attività fisica, seguita dal silenzio e dalla celebrazione; questo tipo di esperienza porterebbe l’individuo a vincere la repressione abbassando le inibizioni personali e sviluppando uno “stato di vuoto”, che porterebbe a raggiungere l’illuminazione. Prima del 1985 i discepoli indossavano vesti di colore rosso e una collana di 108 perle a cui era appesa una fotografia di Rajneesh; Osho era anche solito assegnare un nuovo nome ad ogni discepolo. Agli uomini veniva dato il titolo di “Swami”; le donne erano chiamate “Ma”. Insegnava una forma di Monismo, Dio è in qualunque cosa, e in qualunque persona. Non esiste differenza tra “Dio” e “non Dio”. Le persone, anche le peggiori, sono divine. Riconosceva che Gesù Cristo aveva raggiunto l’illuminazione e credeva che fosse sopravvissuto alla crocifissione e si fosse spostato in India.

Osho ed il suo gruppo ha sempre diviso, e continua a dividere, le opinioni; è caratteristico il fatto che sebbene i discepoli vivessero in povertà, egli ostentasse grandi ricchezze, oltre ad una “collezione” di Roll Royce composta da circa 26 modelli.

In ogni caso, il Maestro indiano è rappresentativo di quanto la fede possa raggiungere alte vette spirituali e filosofiche, ma anche di quanto sia poi difficile applicarle nel quotidiano, nel nostro rapportarsi con il mondo che ci circonda e nei rapporti interpersonali.