Uno studio attento degli avvenimenti storici che videro come protagonista il Conte di Cagliostro, e soprattutto del processo che ne sancì la fine, almeno come personaggio pubblico, non può che arrivare a due nette affermazioni: Balsamo e Cagliostro non possono in alcun modo essere la stessa persona ed il processo fu uno degli atti più infami perpetrati ai danni della libertà di pensiero, di espressione e soggettiva.
Per una maggiore comprensione di quanto appena detto elencherò di seguito soltanto alcune delle prove raccolte in favore di Cagliostro; altre sono contenute in "Cagliostro - La parola alla difesa" ed in una prossima opera che andrà più a fondo nella questione, cercando di ridare la giusta dimensione a fatti ed eventi finora impossibili da interpretare in quanto diretti discendenti della grande bugia iniziale che fino ad oggi mantiene salde radici nell'immaginario collettivo.
FATTI E AVVENIMENTI
IL PROCESSO
Non esistono testimoni a favore di Cagliostro, risultano altresì più di 40 accusatori.
Nessuno di quelli che si era vantato di aver scoperto l'omonimia Balsamo/Cagliostro viene chiamato a testimoniare. Lo stesso Goethe che dice di aver rintracciato la famiglia Balsamo a Palermo rimane nel più assoluto silenzio.
Cagliostro viene tradotto presso la Fortezza di San Leo il 21 aprile del 1791; successivamente, il 4 maggio del 1791, vengono bruciati in Piazza della Minerva a Roma tutte le carte requisite dopo l'arresto. In questo frangente la Chiesa mostra l'imputato con il capo coperto da un cappuccio, costretto ad assistere al ruolo in segno di umiliazione e pentimento; ma se Cagliostro non uscì mai da San Leo chi venne presentato in Piazza della Minerva?