MISTERI EGIZI

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IL MISTERO DELLE PIRAMIDI

 Le piramidi egiziane, quelle più importanti, ma anche più misteriose, vennero costruite in un lasso di tempo relativamente breve, dal 2800 al 2500 a.C., questo, almeno, secondo gli storici, perché in merito esistono teorie molto contrastanti tra loro.

La maggior parte delle trentacinque piramidi principali si trova ai margini del deserto libico, ad Ovest del fiume Nilo, e sorgono principalmente a gruppi, uno dei più famosi è quello di Giza.

Il gruppo delle piramidi di Giza è costituito da tre immense costruzioni, la più importante è la grande Piramide, meglio nota come Piramide di Cheope, edificata, tra il 2700 ed il 2600 a.C. durante la IV dinastia, utilizzando blocchi di pietra dal peso di circa due tonnellate ciascuno per un totale di 2.300.000 blocchi ed un’altezza complessiva di 150 metri.

All’interno stretti passaggi riccamente decorati conducono a delle camere sotterranee; secondo gli studiosi le piramidi erano destinate ad accogliere i resti mortali dei Faraoni, ma, a parte il mistero che ancora permane sull’uso che gli egiziani avrebbero fatto delle piramidi stesse, il vero enigma è la tecnica adoperata per la loro costruzione.

Si tratta di opere che oggi, pur disponendo di moderne tecnologie, si potrebbero realizzare non senza grandi difficoltà o, addirittura, come asseriscono grandi ingegneri e studiosi di architettura, non si riuscirebbe mai a realizzare.

La piramide è stata da sempre oggetto delle più svariate tendenze, da alcune vista come osservatorio dei Rosa+Croce, da altri come testimonianze della civiltà di Atlantide; rimane il fatto che questi monumenti lasciano intendere che in un lontano passato esistevano tecniche di costruzione e correnti di pensiero non ancora completamente riscoperte e sulle quali sarebbe bene indagare, lontani da ogni preconcetto e con il solo scopo di ritrovare le vere radici dell’umanità.

 

LA SFINGE DI GIZA

 Secondo l’egittologia ortodossa, la Sfinge di Giza viene attribuita al faraone Chefren, che l’avrebbe fatta costruire intorno al 2700 a.C.

Questa attribuzione è dovuta sostanzialmente ad una iscrizione rinvenuta su una stele che si trova tra le zampe anteriori della Sfinge, dove venne collocata per ordine di Tuthmosis IV e sulla quale si racconta di come al Faraone venne in sogno la Sfinge promettendogli la corona d’Egitto qualora avesse fatto rimuovere le sabbie che la imprigionavano.

Ma questa stele non sembra essere la prova certa in grado di datare con esattezza l’erezione della Sfinge (che tra l’altro gli egiziani ricordavano di aver trovato sul posto, non menzionando mai che ne fossero gli autori e costruttori); sulla stele appare il segno geroglifico usato per “Khaf”, che potrebbe essere la prima sillaba di Chefren, ma che potrebbe anche non esserlo visto che si tratta di un segno molto usato; va anche osservato che i nomi dei Re erano sempre circondati da un cartiglio, inesistente sulla stele in oggetto.

Esiste, di contro, anche un’altra stele, rinvenuta dall’archeologo Mariette verso la metà dell’Ottocento, sulla quale si narra delle imprese compiute da Cheope, predecessore di Chefren, ed in particolare della scoperta di un tempio di Horus nelle vicinanze della Sfinge; è chiaro che se la Sfinge era già lì ai tempi di Cheope non può essere stata costruita da Chefren!

La tesi più affascinante, ma anche più ardita, fa risalire la costruzione della Sfinge ad un gruppo di emigrati da Atlantide, rimasti isolati in Egitto dopo la distruzione della loro patria.

Oltre che dalla scarsa credibilità dell’attribuzione della Sfinge a Chefren, questa teoria sarebbe suffragata dal fatto che, secondo molti geologi, l’erosione che ha segnato i fianchi dell’enigmatico monumento sarebbe più da riferire all’acqua, e non alla sabbia oppure al vento. Dalla data ipotetica della sua costruzione (intorno al 2700 a.C.), infatti, la Sfinge trascorse la maggior parte della sua vita sepolta nella sabbia e questo non giustifica le profonde erosioni trasversali; ma se retrodatiamo la sua costruzione anteriormente alle grandi alluvioni ,che i geologi pongono tra i 15.000 ed i 10.000 anni fa, sarebbe anche possibile l’eredità di Atlantide.

Ma gli interrogativi non si esauriscono qui, rimane infatti la questione della tecnica usata per erigere il muro che si trova presso la Sfinge e che presenta lo stesso tipo di erosioni; questo muro è fatto con blocchi di pietra, del peso di circa 50 tonnellate, posti l’uno sopra l’altro. Se pensiamo che è già un problema capire come siano stati sollevati i blocchi delle Piramidi che non superano le 12 tonnellate, il mistero diventa sempre più intricato.

Il significato esoterico della Sfinge si snoda attraverso il mistero della quadruplicità dell’uomo; la testa umana rappresenta lo spirito, le ali d’aquila rappresentano l’anima, le membra di leone sono il simbolo dell’energia della mente, mentre i fianchi di toro rappresentano il corpo fisico.

LE MUMMIE EGIZIANE

 In Egitto, nel corso di oltre 3000 anni, furono messe a punto diverse tecniche di mummificazione.

Questa tecnica progredì e si affinò nel corso del tempo, ma nessuno è ancora riuscito a spiegare in modo convincente per quale oscuro motivo si era così attenti e scrupolosi nel mummificare i corpi cercando di dargli un aspetto il più possibile vicino a quello che avevano quando erano ancora in vita.

Un ricordo ancestrale? La simulazione di un qualche stato di ibernazione al quale avevano assistito?

Non esiste una risposta precisa, sappiamo quasi tutto sulle tecniche usate, ma non lo scopo ultimo.

Ed anche per quanto riguarda i modi di operare degli imbalsamatori a volte si rimane stupefatti, sembra quasi di assistere al lavoro di un chirurgo estetico del XX Secolo, ma con i mezzi di allora; il lavoro dell’imbalsamatore era molto delicato e richiedeva una notevole preparazione. L’imbalsamazione durava all’incirca 70 giorni, dopo di che la mummia veniva restituita ai familiari che, nel frattempo, avevano preparato il sarcofago, avente spesso forma umana, dove deporre il cadavere.

La tecnica prevedeva un’incisione lunga circa 10 cm sul lato sinistro dell’addome, da questa incisione venivano estratti tutti gli organi interni, tranne il cuore; in seguito si procedeva all’asportazione del cervello servendosi di uno strumento ad uncino infilato in una narice; la scatola cranica veniva riempita con olio di cedro e spezie.

Gli organi estratti, dopo particolare trattamenti, venivano avvolti in un panno di lino e rimessi dentro l’addome, oppure in dei vasi canopi; fatto questo si provvedeva a ricucire l’incisione e si passava alla cura estetica del viso e di tutte le parti danneggiate dalla morte praticando piccole incisioni ed inserendo tamponi di lino sagomati sotto la pelle.

Forse era soltanto una questione di credenze religiose, ma una cura ed una diligenza così ossessiva tradiscono un mistero non ancora completamente rivelato.