IL GOLEM

Uno dei sogni proibiti dell'uomo è stato da sempre quello di creare la vita, di riprodurre quel misterioso fenomeno che nella notte dei tempi diede inizio al mondo, che diede respiro alle cose e all'uomo stesso. Dare il soffio vitale è stato da sempre assimilato ad un movimento di tipo magico, associato semmai all'utilizzo di formule o esorcismi atti a rendere vivo un corpo inanimato. Questo concetto, nei secoli, è rimasto radicato nelle menti degli studiosi e dei ricercatori, a prescindere dalla convinzione che essere vivi possa in qualche modo relazionarsi al fatto di possedere un'anima. La convinzione che la vita, almeno nella forma e nella sostanza che siamo soliti attribuirgli, sia in sinergia con l'anima, risulta essere prettamente legata alle varie convinzioni religiose.

In questo senso, durante il Medioevo, molti ebrei erano convinti che inserendo nel cuore di un uomo di argilla un foglietto di carta con su scritto uno del "nomi segreti di Dio ", fosse possibile donargli la vita; unica difficoltà rimaneva quello di conoscere almeno uno di questi nomi o, quantomeno, di conoscerlo nella sua esatta forma e sostanza. II più antico sapiente ebreo al quale si attribuisce la creazione di un golem fu Salomone Ibn Gabiral, vissuto in Spagna nella prima metà dell'XI secolo. Sempre intorno all'anno 1000, visse Rabbi Elia di Chelm, ricordato non solo per essere riuscito ad animare un golem, ma anche per averlo, in seguito, distrutto.

Il più famoso "costruttore di golem", risulta però essere il rabbino Judah Löw ben Bezaleel, noto come " gran maestro Löw ", vissuto nel XVI secolo a Praga; sulla scia di questa vicenda, nel 1925, venne anche tratto un film, "Il Golem", anche se la trama venne quasi del tutto stravolta per esigenze cinematografiche. vediamo esattamente cosa avvenne in realtà, almeno in relazione a quanto ci è stato tramandato: alcuni operai stavano pulendo un vecchio pozzo quando rinvennero una grande statua di terracotta; la stessa statua venne successivamente venduta a Rabbi Löw, il quale non resistette alla tentazione di dare corpo alle antiche leggende avendo a disposizione una grande statua di forma umana.

Il rabbino diede quindi vita a questo corpo inanimato inserendogli nel petto un "maghèn Davìd", la stella di David, contenente la parola magica. Il golem veniva utilizzato come fedele e scrupoloso schiavo, lavorava per sei giorni alla settimana e il venerdì, poco prima del tramonto, gli veniva tolta dal petto la stella di David facendo in modo che giacesse inerme. Il rabbino Löw aveva una figlia di piacevole aspetto e il golem, che probabilmente iniziava a sviluppare atteggiamenti o sentimenti umani, se ne era innamorò perdutamente; si trattava comunque di un amore impossibile, la fanciulla infatti non esitò un attimo a respingerlo. Il golem, impazzito dal dolore, uscì dalla casa del rabbino distruggendo con la sua enorme forza, tutto quello che trovava davanti a sé.

Nella sua folle corsa, l'essere imboccò le alte mura perimetrali della città di Praga,  lungo il cammino utilizzato dai soldati per le ronde notturne; arrivato sopra un'alta torre, si lasciò cadere nel vuoto, andando così a frantumarsi sul terreno sottostante. Chi lo trovò il mattino successivo non vide altro che una stella di David circondata da molti cocci di terracotta.