Chi poteva temere così tanto Cagliostro da arrivare ad imbastire una storia così contorta e piena di coinvolgimenti al solo scopo di screditare per sempre la figura del Gran Cofto?
A questo quesito le risposte sono molteplici; iniziamo dalla Chiesa Romana, in aperto conflitto con la Massoneria e con un bisogno estremo di un gesto eclatante che mettesse in chiaro una volta per tutte il suo potere; passiamo alla Massoneria che teme ormai questo personaggio uscito fuori dagli schemi, che si sottrae apertamente agli obblighi di segretezza e di riservatezza, che conosce molti segreti e che è stato partecipe di molte "azioni" svolte nella massima riservatezza. A questo elenco potremmo aggiungere le maggiori corti europee, preoccupate che i venti libertari della Rivoluzione Francese possano minare il loro potere, e potremmo anche aggiungere tanti nobili influenti, donne d'alta corte e anche Regine che hanno giurato vendetta nei confronti di Cagliostro.
Sicuramente la Chiesa di Roma venne influenzata nelle sue decisioni da alcuni Massoni di alto rango; trovare Giuseppe Balsamo fu un vero e proprio colpo di fortuna, farlo spacciare per Cagliostro non presentò particolari difficoltà; a parte coloro che lo avevano frequentato e avvicinato nessuno lo conosceva, non esistevano, come oggi, foto segnaletiche o altro. Di fronte a queste caratteristiche, bastò soltanto far sparire tutto ciò che riguardava il Conte e sostituirlo con ciò che era di Balsamo o che si voleva fosse creduto dell'avventuriero palermitano.
Effettuato l'arresto a Roma, Cagliostro rimase a Castel S. Angelo mentre Balsamo venne scortato fino alla fortezza di San Leo e la moglie rinchiusa a vita in un convento quale testimone scomoda di una verità altrettanto scomoda e da seppellire per sempre nell'inganno.