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LIBER LOGAETH |
Il
Liber Logaeth, conosciuto anche come Liber Mysteriorum Sextus et Sanctus, è
attualmente esposto in una sala del British Museum e reca il codice Slogane MS
3189.
Si tratta essenzialmente del libro avuto in visione dal mago inglese Edward Kelly il 26 Marzo 1852, un libro scritto in un alfabeto sconosciuto composto da 21 caratteri; secondo Kelly si trattava del famoso Libro perduto di Enoch e gli venne dettato parola per parola.
In effetti il manoscritto presenta non poche difficoltà di interpretazione e l’unica traduzione di massima sulla quale oggi si fa affidamento è quella redatta da John Dee, il quale ribattezzò quel misterioso alfabeto come Edochiano; i vari studiosi che nel corso dei secoli si sono avvicendati nello studio di questo misterioso libro concordano sul fatto che esso possiede una precisa struttura sintattica e grammaticale, ma non sono riusciti ad andare oltre l’identificazione di alcuni meccanismi; resta il fato che inventare una lingua strutturata partendo da zero è impresa quasi impossibile, ciò segna un punto a vantaggio dell’ipotesi che realmente il Liber Logaeth sia stato composto usando un alfabeto a noi completamente sconosciuto; oltre al fatto che se effettivamente l’autore fosse riuscito in tale impresa avrebbe avuto ben altri e più tangibili onori rivelandola che non nascondendola tra le pagine di un libro.
Gli operatori dell’occulto ritengono l’Enochiano una lingua che non ci appartiene, venuta da una dimensione che non è la nostra, e per questi motivi molto potente, ammesso che si riesca a farne un uso appropriato; sia la Golden Dawn che Aleister Crowley usarono con successo questa lingua riuscendo a dare ad ogni singola parola la propria potente valenza magica.
L’alone di mistero che circonda il Liber Logaeth non è comunque meno fitto di quello che occulta il Libro di Enoch, settimo dei dieci Patriarchi e padre di Matusalemme. In questo caso ci troviamo di fronte ad un testo facilmente consultabile, sia pure con i suoi tagli e rimaneggiamenti effettuati dalla Chiesa; per i primi tre secoli dopo la nascita di Gesù, questo libro era considerato dai Cristiani alla stregua di tutti gli altri testi biblici, tanto che anche i quattro evangelisti ne parafrasano alcuni passaggi. A partire dal IV Secolo d.C. la Chiesa inizia a mettere “ordine” tra i testi biblici distinguendo i canonici dagli apocrifi, ed il Libro di Enoch rientra nella seconda categoria, guardato con sospetto anche da S. Agostino; inizia così pian piano a sparire dalla circolazione, fino a quando non si forma un vero e proprio alone di mistero intorno ad esso.
Nel diciottesimo secolo, l’esploratore inglese James Bruce, scopre in Africa tre copie del libro tradotte in abissino; da quel momento si ricomincia a parlare di Enoch e del suo libro, ma soprattutto del suo contenuto: visitatori chiamai a volte Angeli o Figli del Cielo, che si accoppiano con le donne della terra dando origine all’umanità ma soprattutto, descrizioni precise e minuziose di fiumi, valli e montagne che Enoch vide durante i suoi “viaggi” ma riferendo il tutto con immagini assolutamente sorprendenti, in quanto descrivono esattamente ciò che noi vedremmo oggi sorvolando la terra a molti chilometri sopra la sua superficie!