I LUOGHI DEL GRAAL

Il Graal si trova nel castello di Gisors.
I Cavalieri Templari avevano stretto rapporti con la Setta degli Assassini, un gruppo iniziatico ismailita che adorava una misteriosa divinità chiamata Bafometto. Per alcuni il Bafometto  altro non era che il Graal; prima di essere sgominati, gli Assassini lo avevano affidato ai Templari, che lo avevano portato in Francia verso la metà del XII secolo; e del resto Wolfram aveva battezzato Templeisen  i cavalieri che custodivano il Graal nel castello di Re Anfortas. Se le cose fossero davvero andate così, ora il Graal si troverebbe tra i leggendari tesori dei templari (mai rinvenuti) in qualche sotterraneo del castello di GISORS.

Il Graal si trova a Castel del Monte. 
I Cavalieri Teutonici - fondati nel 1190 - erano in contatto sia con i mistici Sufi - una setta islamica che adorava il Dio delle tre religioni, Ebraica, Islamica e Cristiana - sia con l'illuminato Imperatore Federico II Hohenstaufen, a sua volta seguace di quella dottrina. Tramite i Cavalieri Teutonici, i Sufi avrebbero affidato il Graal all'Imperatore, affinché lo preservasse dalle distruzioni scatenate dalle Crociate. In tal caso, il Graal si troverebbe a Castel del Monte, un palazzo a forma di coppa ottagonale edificato apposta per custodirlo. Wolfram sembra fornire un appoggio anche a questa tesi: nel suo Parzifal aveva infatti evidenziato il legame tra le religioni cristiana, ebraica e islamica. 

Il Graal si trova a Takht-I-Sulaiman. 
Nella voce Artù è descritta l'ipotesi secondo la quale il Sovrano inglese era un rappresentante dello Zoroastrismo. Ebbene, il Castello del Graal descritto - al solito - da Wolfram Von Eschenbach è sorprendentemente simile a Takht-I-Sulaiman, il principale centro del culto di Zoroastro. Qui, prima di venire dispersi e allontanati, i seguaci di Zarathustra adoravano il simbolico "Fuoco Reale", fonte della conoscenza. Takht-I-Sulaiman potrebbe essere dunque la mitica Sarraz, da cui il Graal (il Fuoco Reale?) giunse, a cui ritornò, e dove forse si trova ancora. 

Il Graal si trova nel Castello di Montsegur.
Dopo che il culto di Zoroastro era stato disperso, alcune delle sue dottrine furono ereditate dai Manichei e, di seguito, dai Catari o Albigesi; questi ultimi erano giunti in Europa dal Medio Oriente, passando per la Turchia e i Balcani, e si erano stabiliti in Francia nel XII secolo. Nel 1244, dopo una lunga persecuzione da parte del Papato e dei francesi, furono sterminati nella loro fortezza di Montsegur; se avessero portato con sé il Graal durante le loro peregrinazioni, ora esso potrebbe trovarsi insieme al resto del loro tesoro in qualche impenetrabile nascondiglio del castello. È di nuovo Wolfram a fornire un indizio in proposito: il "Castello del Graal" (quello simile a Takht-I-Sulaiman) si chiama infatti "Munsalvaesche", cioé "Monte Salvato" o " Monte Sicuro". Negli anni '30 il tedesco Otto Rahn, colonnello delle SS e autore di Crusade contre le Graale La Cour de Lucifer, intraprese alcuni scavi a Montsègur e in altre fortezze catare con l'appoggio del filosofo nazista Alfred Rosenberg, portavoce del Partito e amico personale di Hitler: l'episodio fornì al romanziere Pierre Benoit, già autore del celebre L'Atlantide, lo spunto per il romanzo Monsalvat. 
Sull'attuale nascondiglio del Graal esistono altre teorie, se possibile ancor più fantasiose.

Il Graal si trova a Torino. 
Importato forse dai pellegrini che si spostavano per l'Europa durante il Medioevo o forse dai Savoia insieme alla Sacra Sindone, il Graal sarebbe giunto nel capoluogo piemontese; le statue del sagrato del tempio della Gran Madre di Dio, sulle rive del Po, indicano, a chi è in grado di comprenderne la complessa simbologia, il nascondiglio della Coppa. 

Il Graal si trova a Bari. 
Nel 1087, un gruppo di mercanti portò a Bari dalla Turchia le spoglie di San Nicola, e in loro onore venne edificata una basilica. In realtà la traslazione del Santo era solo la copertura di un ritrovamento ben più importante, quello del Graal. I mercanti erano in realtà cavalieri in missione segreta per conto di Papa Gregorio VII. Il Pontefice era al corrente del potere del Calice, ma non intendeva pubblicizzare la sua ricerca, né l'eventuale ritrovamento, in quanto esso era un oggetto pagano, o comunque il simbolo di una religione ancor più universale di quella cattolica. Gli premeva di recuperarlo da Sarraz in quanto temeva che la sua presenza sul suolo turco avrebbe aiutato i Saraceni (in questo caso i Turchi Selgiuchidi) nella loro espansione ai danni dell'Impero Bizantino e avrebbe nociuto al programmato intervento di forze cristiane in Terra Santa a difesa dei pellegrini. Non è dato di sapere dove si trovava la coppa (che, forse, era passata per le mani di San Nicola nel VI secolo, e che gli avrebbe conferito la fama di dispensatore d'abbondanza) e chi comandò la spedizione; sta di fatto che, in una chiesa sconsacrata di Myra, i cavalieri prelevarono anche alcune ossa, poi ufficialmente identificate come quelle del Santo. Il recupero delle spoglie giustificò la spedizione in Turchia e l'edificazione di una basilica a Bari; la scelta di custodire il Graal in quella città anziché a Roma fu determinata da due motivi: da lì si sarebbero imbarcati i cavalieri per la Terra Santa (la prima crociata fu bandita sei anni dopo il ritrovamento) e il Graal avrebbe riversato su di loro i suoi benefici effetti; in più la sua presenza avrebbe protetto Roberto il Guiscardo, Re normanno di Puglie, principale alleato del Papa nella lotta contro Enrico IV. A ricordo dell'avvenimento, sul portale della cattedrale (edificata parecchi anni prima della divulgazione della "Materia di Bretagna") si trova l'immagine di Re Artù e un'indicazione stilizzata del nascondiglio; la tomba di San Nicola continua a emanare un liquido chiamato "manna" che, oltre a essere altamente nutritivo, come il Graal guarisce da ogni male.


La natura del Graal.

Vale la pena, a questo punto, di tracciare un sunto delle caratteristiche del Graal descritte dal canone e dalle tradizioni celtiche fino al momento in cui esso raggiunge l'Inghilterra.

-Il Graal è un oggetto materiale e spirituale insieme. Non si conosce esattamente la sua natura: forse è una pietra, forse è un libro, forse un contenitore; è certo che permette di abbeverarsi (l'ultima cena), ma vi si può anche versare qualcosa (il sangue di Cristo crocefisso). Può guarire le ferite, dona una vita lunghissima, garantisce l'abbondanza, trasmette e garantisce la conoscenza, ma è anche dotato di poteri terribili e devastanti. La tradizione sull'esistenza di un oggetto con questi poteri è antichissima e diffusa in una vasta zona dell'Asia, del Nord Africa e dell'Europa; il Graal è forse stato identificato con nomi diversi (la "Lampada di Aladino", il "Vello d'Oro", l'"Arca dell'Alleanza", la coppa "Amonga" dei Sarmatiani del Caucaso). In qualche modo ignoto Gesù ne è entrato in possesso. Le varie leggende a proposito del Graal (Tuatha De Danaan, Smeraldo di Lucifero, Occhio di Shiva, eccetera) concordano nel conferirgli un'origine ultraterrena. Basandosi su questi capisaldi, molti commentatori hanno dedotto la vera natura del Graal. Nell'interpretazione più realistica, è una favolosa invenzione letteraria stimolata da miti antecedenti, attecchita su un terreno particolarmente fertile e arricchita di nuovi particolari da successive generazioni di autori; in quella più materialistica è semplicemente la coppa dell'ultima cena, preziosissimo oggetto di antiquariato. Per gli antropologi è un corpus di dottrine elaborato attraverso i secoli ("vi ci si può abbeverare e vi ci si può versare"), forse supportato fisicamente da un testo scritto. Per la tradizione cristiana, il Graal rappresenta l'evangelizzazione del mondo barbaro, operata dai missionari (Giuseppe d'Arimatea), stroncata dalle persecuzioni e ripresa da un gruppo di uomini di buona volontà guidati da un sacerdote (Merlino), o, ancora, la cacciata dall'Eden (il Wasteland) e la successiva redenzione grazie all'intervento di Gesù. Per gli esoteristi Renè Guenon e Julius Evola il Graal è il cuore di Cristo, potente simbolo della Religione Primordiale praticata ad Agharti, di cui Gesù sarebbe stato un esponente; per gli alchimisti rappresenta la conoscenza, e la sua ricerca equivale a quella della Pietra Filosofale o dell'Elisir di lunga vita. Per Carl Gustav Jung è un archetipo dell'inconscio; per Jesse Weston è un simbolo sessuale e di fertilità; per Walter Stein, autore di The Ninth Century and the Holy Grail, il Graal è connaturato con l'intero pianeta: un generatore di energia spirituale, ma anche politica e socioeconomica. Per Rudolf Steiner è "il simbolo degli eventi dell'epoca primitiva percepiti dalla sensibilità dell'animo"; quando, nel 1913, progettò l'edificio chiamato Gotheanum, il filosofo tedesco intese realizzare un nuovo "Castello del Graal". Per Adolf Hitler è uno strumento magico con cui ottenere il potere assoluto; per gli autori di romanzi di fantascienza e per i fautori dell' Ipotesi extraterrestre è un'apparecchiatura proveniente dallo spazio, o qualcosa che ha a che vedere con i terribili poteri della fusione nucleare. E, per i giornalisti Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln è ancora un'altra cosa... Linea di sangue Una delle possibili etimologie di Graal comprende l'attributo "San": "San Graal" sarebbe l'errata trascrizione di "Sang Real", ovvero "Sangue Reale". Il sangue è, evidentemente, quello di Cristo contenuto nella coppa, ma per altri commentatori il termine sangue designa una dinastia (per Dion Fortune, quella dei sacerdoti di Atlantide). La stirpe di cui i ricercatori Baigent, Leigh e Lincoln hanno scoperto l'esistenza dopo un'appassionata ricerca è quella di Gesù. Salvatosi dalla crocifissione, il Redentore avrebbe generato dei figli, da cui sarebbe nata la dinastia francese dei Merovingi. L'ipotesi, descritta in The Holy Blood and the Holy Grail (Il mistero del Graal, 1982), non si ferma qui. Certe misteriose carte rinvenute nel 1892 dal parroco Berenger Saunière nell'altare della chiesa di Rennes-Le-Chateau sarebbero state il punto di partenza per il ritrovamento di altri documenti, i quali proverebbero che, lungi dall'essersi estinti nel 751, i Merovingi (e quindi gli eredi diretti di Cristo) sono ancora tra noi, accuratamente protetti da un'antica società iniziatica denominata il "Priorato di Sion", il cui scopo è ripristinare la monarchia al momento opportuno. Come i "Superiori Sconosciuti" di Agharti, i membri del Priorato - di cui sono stati Gran Maestri, tra gli altri, Nicolas Flamel, Leonardo da Vinci, Ferrante Gonzaga, Robert Fludd, Victor Hugo, Claude Debussy, Jean Cocteau - costituiscono una "Sinarchia", o governo occulto, che, ormai da quasi un millennio, influisce sulle scelte (politiche o d'altro genere) dei governi ufficiali. Purtroppo - fanno rilevare Baigent, Leigh e Lincoln nel seguito di The Holy Blood and the Holy Grail, intitolato The Messianic Legacy (L'eredità messianica, 1986) - negli ultimi tempi il "Priorato" si è parzialmente corrotto e alcune sue frange mantengono stretti contatti con la Mafia, la P2 e alcuni uomini politici italiani.