![]() |
IL
MANOSCRITTO VOYNICH
Questa
villa, conosciuta soprattutto per il ritrovamento del misterioso documento,
è anche nota per essere stata la sede nella quale, durante il 1582, Papa
Gregorio XIII, su consiglio di una commissione di astronomi, stabilì
l’introduzione del Calendario Gregoriano.
Il
manoscritto venne rinvenuto insieme ad una lettera che spiegava come lo stesso
fosse stato venduto all’Imperatore Rodolfo II di Boemia
(siamo quindi tra il 1500/1600) per la cifra di 600 ducati (pari a circa
tre chili e mezzo d’oro odierni); nella stessa lettera si ipotizzava che
l’auto del manoscritto fosse il monaco francescano e filosofo Ruggero Bacone
vissuto circa dal 1214 al 1294, filosofo e scienziato che tentò di conciliare
la filosofia aristotelica con la fede cristiana al fine di creare una unica,
coerente dottrina.
Il
Voynich è formato da circa 300 pagine che contengono 250 mila parole (di 40
mila diversi tipi), scritte con un numero di caratteri variabile fra 23 e 30, e
redatto facendo uso di un alfabeto composto da diciannove lettere.
E’ attualmente conservato presso
Gli
studi avvenuti sulla prima sezione (Botanica) hanno portato alla conclusione che
le figure riportate (almeno quelle che non sono già state identificate come
piante ed arbusti di origine europea), rappresentano piante che non hanno alcun
riscontro con i vegetali a noi noti; per la sezione dell’anatomia femminile
tutte le figure riportate rappresentano donne nude immerse in quelle che a prima
vista sembrano delle strutture simili a Tube di Falloppio; la sezione astrologia
invece riporta alcune figure “impossibili”, quale ad esempio quella che
sembra rappresentare
Le
prime supposizioni e rilevazioni fatte sul Voynich lo classificarono come un
manoscritto di origine probabilmente europea o araba anche se apparentemente non
riconoscibile, senza presenza alcuna di errori o correzioni, composto da almeno
due autori e forse in diverse lingue e dialetti. Resta da dire che non esiste
esempio simile in tutto il mondo.
Il
testo sarebbe quindi in definitiva scritto con almeno 29 caratteri ancora a noi
completamente sconosciuti, anche se da alcuni accostati ai simboli in uso presso
gli alchimisti e gli ermetisti
dell’epoca.
Nel
1976 si riuscì a determinare il livello di Entropia del manoscritto Voynich.
L’entropia in pratica determina quanto densamente una informazione è
“impacchettata” nelle parole; un esempio classico è la lettera q della
lingua italiana che è sempre seguita dalla vocale u.
L’esperimento
venne condotto da un fisico della Yale University ed il risultato fu che il
livello di Entropia del Voynich è inferiore a quello della lingua latina e di
tutte le lingue europee.
Successivamente
Gabriel Landini dell’Università di Birmingham impiegò il metodo
dell’analisi spettrale sul manoscritto (la stessa tecnica usata per studiare
il DNA); da questa ricerca emerse che la lunghezza media di una parola dotata di
significato nel manoscritto dovrebbe essere di 5,9 caratteri, cioè uguale alla
lunghezza media delle parole realmente presenti negli idiomi oggi conosciuti.
Questa ricerca fece emergere la convinzione
che gli spazi vuoti tra una parola e l'altra nel manoscritto non sono
messi a caso e che quindi ci troviamo effettivamente di fronte ad una vera e
propria lingua ancora oggi sconosciuta.
Le
ultime notizie riguardo al Voynich ritornano ancora una volta alla National
Security Agency che ha avviato un progetto per la raccolta di tutti i tentativi
di traduzione effettuati fino ad oggi per arrivare alla stesura di una versione
definitiva o quasi che sia unica per tutti gli studiosi.
1.
La prima ipotesi fatta in
seno alla stessa Yale University dallo studioso Robert Brumbaugh, è che il
Voynich sia in realtà un falso, redatto ad arte per spillare denaro a Rodolfo
II.
2.
Una ipotesi rispetto agli
spazi vuoti tra una lettera e l’altra è stata quella che proprio questi spazi
siano stati messi a caso, proprio per trarre in inganno il lettore
3.
Il Voynich è stato
spesso interpretato come un documento scritto in lingua Ucraina ma senza far uso
di vocali.
4.
Un’altra ipotesi più
vicina ad una natura oppure ad un contenuto “spirituale” del Voynich, vuole
che il manoscritto sia in realtà un testo dei Catari redatto usando un loro
antico e segreto alfabeto.
5.
Una delle ipotesi che
molti sembrano prendere con più interesse, è quella formulata dal ricercatore
dell’Università Brasiliana di Campinas, Jorge Stolfi, il quale vede nel
manoscritto Voynich alcune proprietà fonetiche proprie della lingua cinese e
suggerisce che lo stesso sia stato redatto da una delegazione cinese in viaggio
in Europa; sarebbe quindi una raccolta di osservazioni fatte sull’ambiente
redatta in una qualche forma di scrittura fonetica non basata sugli ideogrammi.
6.
Il dottor Leone Levitov
è l’autore di una delle tante soluzioni sul manoscritto Voynich,
autore anche di un libro nel quale espose la propria teoria. Levitov
identifica il manoscritto Voynich come un documento appartenente ai Catari, una
setta in odore di Eresia molto conosciuta anche per le sue implicazioni con il
Santo Graal, e soprattutto identifica le figure di donne immerse in quelle che
sembrano Tube di Falloppio con una cerimonia Catara chiamata Enduro, che
consisteva in un sacrificio rituale effettuato per mezzo del taglio di una vena
e per la successiva morte per dissanguamento. Non parla però delle varie piante
presenti nel manoscritto o meglio le identifica tutte con simboli Catari o
rappresentativi di iside. Lo stesso discorso vale per le stelle che identifica
come quelle appartenenti al manto di Iside.
Si
tratta in realtà dello stesso manoscritto nel quale sono state identificate due
parti che sembrano essere state trascritte da due persone diverse, o meglio che
sembrano scritte in due lingue diverse tra loro. Pur essendo entrambi
espressioni dello stesso alfabeto sconosciuto, sembrano a prima vista differire
tra loro per alcune caratteristiche, alcune parole ad esempio della sezione B
vengono riportate nella A con una troncatura diversa, oppure spezzate oppure
unite dove nella A sembrano spezzate.