LE MUMMIE EGIZIE

In Egitto, nel corso di oltre 3000 anni, furono messe a punto diverse tecniche di mummificazione.

Questa tecnica progredì e si affinò nel corso del tempo, ma nessuno è ancora riuscito a spiegare in modo convincente per quale oscuro motivo si era così attenti e scrupolosi nel mummificare i corpi cercando di dargli un aspetto il più possibile vicino a quello che avevano quando erano ancora in vita.

Un ricordo ancestrale? La simulazione di un qualche stato di ibernazione al quale avevano assistito?

Non esiste una risposta precisa, sappiamo quasi tutto sulle tecniche usate, ma non lo scopo ultimo. Ed anche per quanto riguarda i modi di operare degli imbalsamatori a volte si rimane stupefatti, sembra quasi di assistere al lavoro di un chirurgo estetico del XX Secolo, ma con i mezzi di allora; il lavoro dell’imbalsamatore era molto delicato e richiedeva una notevole preparazione. L’imbalsamazione durava all’incirca 70 giorni, dopo di che la mummia veniva restituita ai familiari che, nel frattempo, avevano preparato il sarcofago, avente spesso forma umana, dove deporre il cadavere.

La tecnica prevedeva un’incisione lunga circa 10 cm sul lato sinistro dell’addome, da questa incisione venivano estratti tutti gli organi interni, tranne il cuore; in seguito si procedeva all’asportazione del cervello servendosi di uno strumento ad uncino infilato in una narice; la scatola cranica veniva riempita con olio di cedro e spezie. Gli organi estratti, dopo particolare trattamenti, venivano avvolti in un panno di lino e rimessi dentro l’addome, oppure in dei vasi canopi; fatto questo si provvedeva a ricucire l’incisione e si passava alla cura estetica del viso e di tutte le parti danneggiate dalla morte praticando piccole incisioni ed inserendo tamponi di lino sagomati sotto la pelle.

Forse era soltanto una questione di credenze religiose, ma una cura ed una diligenza così ossessiva tradiscono un mistero non ancora completamente rivelato.