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IL PIACERE Come
rivolo di sangue rosso vermiglio Le
tue labbra scorrono Sul
mio corpo lucido Al ritmo dei singulti Che
mi squarciano il petto, gli
occhi si contraggono sfiorati
dal tuo fiato che
simile a brezza mattutina sveglia
lo stelo assopito. Mille
pensieri, d’un
tratto il vuoto, il
corpo s’inarca come
l’ultimo grido di un condannato, i
pugni si stringono, unghie
nella carne, carne
nella carne, lontano
il sole corteggia già la notte, lasci
scivolare il tuo sudore contro il mio non
una parola, non
uno sguardo, ognuno
appagato ritorna al proprio posto custodendo
gelosamente il proprio rubato piacere.
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GLI
AMANTI Timido, come
fiore apparso per caso in
un campo di sterpaglie, ti
presi la mano e
senza proferir parola lasciai
che il tuo tremore si
sciogliesse fluido contro
la mia stessa paura. Mai
d’amore ti parlai Eppure
i miei occhi lo imploravano, mai
ti sfiorai se
non con sguardi repentini, brulicanti
di carezze, mai
sperai che il tuo corpo scaldasse
le mie gelide membra, fredde
di vergogna nel
sognarti trafitta dalle
mie calde passioni. Adesso
che gli anni Hanno
divorato avidi Tutti
i nostri istinti E
che la sete della carne Si
è placata Attingendo
alla traboccante fonte del tempo, ti
osservo stanca riposare
al mio fianco e
con le lacrime agli occhi ed
un filo di rimpianto timido,
ti prendo la mano, come
un fiore appassito in un campo di sterpaglie.
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LA
RETTA VIA Tentarono, inutilmente
immersero le
loro sante ragioni nella
mia anima, ormai
covo di veleni, inutilmente
gridarono al
fuoco della mia gioventù, inutilmente. Lascia
che la vita sia della vita E
che il dolore ne colori I
mesti contorni, lascia
che le lacrime siano
come pennelli che, sfuggiti
all’indolente mano d’uno
squattrinato pittore, godono
finalmente del
bianco pallido della tela. Tentarono, saziarono
il loro desiderio di redenzione ma
la mia anima sopravvisse pur
non riconoscendo mai quale
fosse la retta via.!
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L’ANIMA Rimarrai
sola stasera, anima mia, a
rivoltarti tra umide lenzuola nel
folle sospetto che la coscienza non
sia soltanto umana invenzione e
che il buio della tua stolta follia sia
soltanto l’inizio di
una nuova illusione. Meglio
vivere calpestando il fango Che
non arenarsi In
funambolici versi Che
nessuno avrà mai la costanza di ricordare, meglio
godere di un eterno soffrire che
condannati al fuoco eterno della
lontananza. Sarai
sola Come
sola ti fece Dio Nel
bel giardino traboccante di frutti, sola
come la disperazione che
accompagna la tua stessa natura, osserverai
il buio e
di esso ti sentirai parte; la
notte uccide le anime, a
volte le risveglia, ma
sempre, per
una eterna, sconosciuta legge, le
svuota! |