LE ANIME DEL PURGATORIO (TESTIMONIANZE)

Nel 1881 viene dato alle stampe il libro “L’Inferno Esiste” (L’Enfer existe), redatto da Monsignor De Ségur; tr le altre testimonianze, una spicca particolarmente in relazione alla pia tradizione delle anime del Purgatorio e delle loro apparizioni ai viventi, apparizioni seguite da fenomeni tangibili e visibili, molti dei quali oggi raccolti a Roma, nel Museo delle Anime del Purgatorio.

L’episodio risulta essere testimonianza diretta, in seguito fedelmente riportata da De Ségur, da parte di un parente della donna protagonista del fatto: ………in quel tempo, Natale del 1859, ella era ancora viva. Si trovava a Londra nell’inverno dal 1847 al 1848, vedova sui 29 anni, ricca e appassionata di divertimenti.

Fra le eleganti persone che frequentavano il suo salotto, si faceva notare un giovane signore le cui continue visite la compromettevano non poco. Una notte, la signora stava leggendo a letto un romanzo. Udito suonare il tocco dell’orologio, spense le candele e stava per addormentarsi, quando s’accorse che una luce strana, pallida, sembrava avvicinarsi. Con stupore e sgomento vide aprirsi lentamente la porta ed entrare nella camera quel giovane signore, il quale prima che ella potesse pronunciare parola, le si avvicinò, le strinse il braccio sinistro al polso e con accento disperato le disse: “L’inferno esiste”. Per lo spavento e per il dolore di quella stretta la signora svenne.

Rinvenuta chiamò la cameriera. Costei, entrando, sentì un forte odore di bruciato e avvicinatasi alla padrona che a stento poteva parlare, vide che aveva intorno al polso una scottatura così profonda che le carni si erano quasi consumate.

Osservò pure che dalla porta del salone fino al letto e dal letto alla porta c’era sul tappeto impressa l’orma di un passo d’uomo che aveva bruciato il panno da parte a parte.

L’indomani, l’infelice signora venne a sapere, con spavento, come quella notte, verso l’una, quel giovane era caduto ubriaco fradicio e che i servi l’avevano raccolto e portato nella sua camera dove improvvisamente morì.

All’epoca in cui quel vicino parente della signora narrava il tragico caso, la sventurata portava ancora al polso sinistro una larga fascia in forma di braccialetto che non toglieva mai.