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IL MISTERO DEL "SATOR"
SATOR
AREPO TENET OPERA ROTAS
Cosa significano quelle parole e
quali sono i "poteri" che possiedono? Malgrado si tenti di provare il
contrario, l'enigmatico SATOR è presente in molte culture antiche. Una teoria, supportata da
ritrovamenti archeologici e dagli studi della prof. Bianca Capone, vorrebbe che
fosse stato usato anche dai cavalieri templari come simbolo segreto facente
parte del loro speciale codice esoterico. In altre parole, i Templari
l'avrebbero usato come una sorta di codice cifrato. Ma le tracce del "quadrato"
ci portano anche in altri tempi e luoghi. A Pompei, nel novembre del 1936, un
noto studioso di graffiti italiano, Pompeo Della Corte, scoprì un "quadrato"
grafito in una colonna della Grande Palestra, non distante dall'Anfiteatro. E
non era l'unica testimonianza, quella, della presenza del "quadrato" a Pompei:
precedentemente, il 5 ottobre del 1925, in Via dell'Abbondanza, dove
si trova la casa di Pasquius Proculus, un
"quadrato" incompleto fu identificato dal Della Corte, anche se non si accorse
subito che si trattava del famoso schema di parole "magiche". Per comprendere
come mai, il ritrovamento del "quadrato" a Pompei sollevasse alcuni inquietanti
interrogativi sulla sua vera natura, dobbiamo tener presente che fino ad allora,
tale schema veniva ritenuto con ogni probabilità di origine cristiana. La sua
presenza, infatti, riscontrabile in vari luoghi dell'Europa, sembrava volerlo
circoscrivere ad un ambito essenzialmente medioevale o, al più, protocristiano.
Nel 1868, però, a Cirencester, un antico sito romano chiamato originariamente
Corinium, in Inghilterra, fu rinvenuto il "quadrato" graffito su un'abitazione
databile non dopo il IV secolo dopo Cristo ed allora fu formulata un'ipotesi
originale: si pensò che i primi cristiani, per nascondere il simbolo della
Croce, ancora non accetto dalle dominanti culture pagane, ricorsero ad un
artificio, ovvero nascondere con il TENET incrociato il simbolo della loro fede
in uno schema
apparentemente insignificante. Si definì questa
teoria della "cruces dissimulatae". Effettivamente, nel 1926, il legame fra il
"quadrato" ed il cristianesimo dei primi tempi parve consolidarsi. Il merito fu
del pastore evangelista Felix Grosser, il quale scoprì che le lettere del
"quadrato" potevano essere disposte in modo da formare un ulteriore incrocio,
fra la A e la O, ed ottenere così il termine PATERNOSTER. Le due lettere A e O,
corrispondono ai termini latino e greco indicanti l'inizio e la fine di ogni
cosa, ovvero l'ALFA e l'OMEGA. Ma anche la lettera T, alle estremità della croce
formata dalla parola TENET, poteva essere interpretata come richiamo al simbolo
del Tau, cioè della croce. Notiamo, inoltre, che accanto ad ogni T ci sono
sempre sia una A che una O. Insomma, sembrava proprio che il "quadrato" fosse
una sorta di sigillo magico dei primi cristiani, forse di derivazione gnostica.
Veniamo ora alla parola AREPO. Il Gruppo di
Studio Pegaso, di Roma, cui devo buona parte di questi dati, segnala quanto ha
scritto, a proposito dell' AREPO, Giuseppe Aldo Rossi: "Si scoprì che nelle
Gallie, a Lione, una certa misura di superficie, in tempo di dominazioomana,
veniva chiamata sia "semiiugerum", sia, con vocabolo del posto, "arepennis", dal
nome del carro, "arepos", impiegato per lavorare il terreno. Niente di più
semplice che il celtico ""arepos" diventasse per i latini "arepus". Come
controprova, dalle pagine di una Bibbia greca del XIV secolo, dovuta ad un
monaco bizantino, balzò fuori una traduzione del quadrato, dove alla parola
AREPO corrispondeva il greco "arotron" (carro). Intendendo allora "arepo" come
un ablativo di strumento, si otteneva: <<Il Seminatore, col suo carro, tiene con
cura le ruote; intendendolo, invece, come un dativo d'interesse>>: <<Il
Seminatore, inteso al suo carro, tiene con cura le ruote.>>."
Fin qui le parole del Rossi. Ma non mancò anche
chi propose la lettura del "quadrato" secondo un percorso "a serpentina";
si tratta della teoria di Ludwig Diehl, dalla quale si ricava la seguente
lettura: "SATOR OPERA TENET- TENET OPERA SATOR", che tradotto significherebbe:
"Il seminatore possiede le opere, ovvero Dio è il Signore del Creato." Tirare le
somme, a questo punto, non sembrava particolarmente difficile. Ancor prima che,
fra il 1932 ed il 1933 fossero scoperti altri quattro quadrati nella località
gallica di Dura Europos, tutti anteriori al 256 d.C., anno in cui la città fu
distrutta, sembrò senz'ombra di dubbio che il "quadrato" fosse di origine
cristiano-gallica. Si giunse anche ad attribuire simbolicamente il magico schema
a Sant'Ireneo, uno dei primi padri della Chiesa, che morì a Lione nel 202.
Quest'attribuzione, in verità, mi pare piuttosto arbitraria
se teniamo presente che Ireneo fu uno dei più
strenui avversari della gnosi cristiana e che aveva in odor di iniquità tutto
ciò che potesse far sospettare una qualche relazione con la magia.
Probabilmente, Ireneo è stato tirato in ballo solo per il fatto che morì in
Gallia, appunto a Lione. Ora possiamo tornare a Pompei. E' qui che le cose non...quadrano!
(scusate il gioco di parole...). Infatti, la presenza del "quadrato" nella città
distrutta dal Vesuvio dimostra che tale schema misterioso preesisteva alla
diffusione del culto cristiano. Specificamente, in primo luogo lo stesso
Tertulliano esclude la presenza di cristiani a Pompei, inoltre,
l'interpretazione che dava matrice greca alle A ed alle O, quella cioè che
fossero il simbolo dell'Alfa e dell'Omega,
veniva a cadere, poiché queste lettere entrarono a far parte della simbologia
cristiana non prima del 120-150 d.C. L'Alfa e l'Omega, infatti, erano
espressioni coniate da San Giovanni Evangelista nel suo scritto profetico dell'
Apocalisse, testo che si diffuse nell'Italia centro-meridionale non prima delle
suddette date. Il
"magico quadrato" del Sator, dunque, pare
conservare il suo mistero, e smentisce anche quegli studiosi, come Carcopino,
che, volendo a tutti i costi difendere la provenienza cristiana del simbolo,
aveva affermato che i quadrati di Pompei erano stati incisi dopo la fine della
città, da ignoti ricercatori d'antichità. Ma ciò, oltre a sembrare piuttosto
improbabile, è stato confutato dai rilievi archeologici i quali hanno
evidenziato come i sedimenti soprastanti i graffiti fossero intatti. In Alto
Adige, a Castel Mareccio di Merano, esiste un'antica raffigurazione del
"quadrato" dipinta in rosso. Mentre a Siena ed a Sermoneta troviamo altri esempi
noti. In quest'ultima località, fra l'altro, il polindromo non
è più incluso in un quadrato ma assume,
eccezionalmente, la forma circolare. Il Gruppo Pegaso segnala, inoltre, alcune
località europee in cui è rintracciabile il "quadrato": in Francia, nella chiesa
di San Lorenzo di Rochemaure; in una vecchia casa di Le-Puy; in alcuni castelli,
come Chinon, Jarnac, Gisors. Oppure in Spagna, nella città meta dei più famosi
pellegrinaggi medioevali, San Giacomo di Compostella. O, ancora, in Ungheria,
graffito su una tegola di una villa romana ad Aquincum, la vecchia Buda.
Tornando per un attimo ai Templari, notiamo,
come ha fatto la citata prof. Capone, che alcune località in cui è stato
rintracciato il "quadrato" furono nelle mani dei monaci guerrieri: i castelli di
Gisors e Rochemaure. Aggiungo anche che il castello altoatesino di Mareccio fu,
secondo alcuni studiosi, posseduto dai monaci dell'ordine militare Teutonico.
Insomma, sembrerebbe che il Quadrato del Sator
sia depositario di un simbolo, forse di un messaggio, la cui origine è
difficile, se non impossibile da rintracciare. Un messaggio facente parte di
quelle conoscenze segrete, oserei dire iniziatiche, che, soprattutto in epoca
medioevale, possono essere state patrimonio di uomini diffusi in tutta Europa
dopo che le avevano "rintracciate" o, se preferite "riesumate", da qualche
arcana simbologia.
E se il "quadrato" fosse legato ad una precisa
simbologia tellurico-energetica? L'idea non sembrerebbe campata in aria. Sentite
cosa dice lo studioso Andrea Romanazzi:
"Ebbene questo simbolo quadratico
rappresenterebbe il "marchio" che indica i luoghi delle correnti terrestri che
definiremmo "di Osiride" o del sole.possiamo così definire una differenziazione
tra le correnti terrestri per ora abbiamo visto il triangolo, legato ad Iside,
al culto della vergine nera e del tredicesimo segno, la luna.Abbiamo poi, visto
come questo culto sia strettamente legato al sole, e, nella cultura egizia, a
Osiride, abbiamo così la corrente tellurica "ad quadratum". Ma Una conferma del
fatto che il Sator è uno strumento-segno del culto tellurico lo ritroviamo nel:
IL MITO DI SATURNO E L'ETA'
DELL'ORO e relazione con il Sator
Secondo la tradizione greca il dio Saturno era
stato spodestato da giove e giunse in Italia.Il mito narra che saturno, noto il
fatto che un suo figlio lo avrebbe spodestato iniziò a cibarsi dei suoi
successori, ma a questa strage sfuggì appunto giove, che adulto spodestò il
padre. Il mito narra che Saturno, nell'intento di mangiarsi il figlio, con
l'inganno va a cibarsi di una roccia.Il mito potrebbe esser letto come il culto
politeista fagocita e "uccide" il culto monoteista del dio Saturno. La nutrice
di Giove fu la dea Amaltea, Con Amaltea ci troviamo in presenza di una antica
dea-madre-capra, il cui corno, detto CORNUCOPIA, rappresentava l'abbondanza. La
stessa Amaltea e le sue sorelle esprimevano anche una antica trinità lunare.
Insomma ad Amaltea si riconducono i segni di una antica divinità matriarcale
connessa alla nascita, alla nutrizione, alla possessione e alla morte. Non a
caso
amaltea era stata la nutrice di Giove,ossia
esisteva prima del "padre degli dei" a simboleggiare un antico potere femminile
spodestato da quello maschile."
Ma torniamo a Saturno, ,spodestato da Giove
arriva in Italia, e in particolare nel lazio, il cui sovrano era Giano, re delle
genti italiche. La stessa Italia fu chiamata Saturnia.et nomen posuit Saturnia
tellus. Anche lo stesso nome del Lazio potrebbe provenire dalla leggenda di
Saturno, infatti potrebbe provenire etimologicamente da LATERE, cioè
"nascondere". Il nome del dio Saturno, a sua volta , sembra essere in tempi
arcaici Sateurnus, che i romani interpretavano da Satus, l'azione del seminare
e, del resto, saturno era una divinità Arborea (vedi dossier culto delle
foreste) oppure poteva provenire da Satur, cioè fertile. A questo punto è facile
trovare una radice e una assonanza con il SATOR!!! Questo studio etimologico su
saturno ci permette , dunque, di avvallare la nostra tesi sul sator, cioè che il
famoso quadrato magico non è altro che un simbolo magico legato al culto
Tellurico."
Personalmente, trovo il Quadrato del Sator di
una strana bellezza. Le lettere formano quasi una musica, una ritmica tutta
speciale che sembra volerci ricordare l'armonia del cosmo. Nella perfezione
semplice di quelle 25 lettere intersecantesi e speculari, non mi è difficile
ravvedere l'"armonia degli ordini manifesti" e non mi stupisco se i maghi, gli
ispirati o semplicemente gli artisti di
imprecisabili millenni se ne sono sentiti irresistibilmente attratti. Si direbbe
una sorta di Tavola Smeraldina ad uso popolare, di facile memorizzazione ma
contenente antiche ed eterne saggezze. Se, infatti, "ciò che sta in alto è come
ciò che sta in basso", guardando il Quadrato del Sator si verifica una sorta di
spontaneo accostamento mentale, un'attivazione simbolica di questa verità. Un
promemoria, insomma, qualcosa che ha tutti i requisiti per divenire un "Segno
del Comando", cioè un simbolo attivo dotato del potere della Luce. Per
associazione, infatti, tutto ciò che armonizza in sè l'energia dell'equilibrio,
seppur rappresentato in forma grafica, diviene un vero e proprio "conduttore
energetico", attivabile per tutti coloro che ne possiedono la conoscenza o solo
passivamente ammirabile dal "volgo" ignorante. Forse è questa natura talismanica,
o meglio, questo carattere di Pentacolo, che il Quadrato del Sator sembra
possedere appieno, ad aver attratto quegli esoteristi che senz'altro
germogliarono e proliferarono fra le file dei Cavalieri Templari. Ma essi stessi
non furono i primi ne gli ultimi fra coloro che, leggendo o pronunciando nelle
varie combinazioni le parole del "quadrato", hanno potuto intravedere e, forse,
afferrare un raggio della misteriosa forza dell'universo.