Lo Sciamanesimo, nel suo più profondo significato, è un fenomeno diffuso nelle popolazioni settentrionali dell’Asia, da dove, tra l’altro, proviene anche lo stesso termine (dal Tunguso Saman che significa “uomo che si agita forsennatamente).

 

Lo Sciamano è quindi colui che ha una posizione eminente nel gruppo come mago, sapiente e capo, ma che in particolari condizioni perde la propria personalità, entrando in uno stato estatico durante il quale acquista determinati “poteri” che spaziano dalla guarigione alla predizione, fino alla chiaroveggenza.

Questo particolare tipo di fenomeno è riscontrabile anche  nell’America settentrionale, in Groenlandia, in Australia ed in Africa.

Lo Sciamano si distingue quindi dagli stregoni delle società primitive, questi infatti non perdono la propria personalità ma operano volontariamente a seconda delle necessità; i fenomeni prodotti di norma rimangono uguali per entrambi, anche se nello Sciamanesimo la pratica vera e propria è molto più curata e spettacolare.

Caratteristica principale dello Sciamano è lo sforzo teso a raggiungere una perfetta conoscenza  dell’interno del suo corpo in uno stato di trance autocontrollata. E’ anche vero che quando si parla di Sciamanesimo e di Sciamani, si dovrebbe fare un discorso molto più generale; la ritualistica infatti vede la partecipazione dell’intero gruppo allo stato di perdita della personalità, è un culto quasi collettivo dove tra musiche e canti l’intero gruppo assume una personalità comune. Questi fenomeni sono tipici di tutte le pratiche sciamaniche, indipendentemente dal luogo geografico e sono forse assimilabili ai vecchi canti di guerra con i quali i soldati Greci ed i Germani si preparavano alla battaglia e si esaltavano facendo risuonare la loro voce nel cavo degli scudi.

Lo sciamano potrebbe essere quindi la perfetta idealizzazione dell’uomo ideale, scienziato ed artista,mago e sacerdote, filosofo, stregone ed allo stesso tempo sovrano della realtà che lo circonda e che egli riesce a vedere nella sua più intima essenza.