Il
termine Nativi è quello più esatto per identificare gli Indiani d’America;
nella zona delle Grandi Pianure erano stanziate molte nazioni
indiane che presentavano
caratteristiche simili: erano nomadi, basavano la propria economia sul bisonte,
oltre ad essere abilissimi cavalieri. Ogni tribù aveva ovviamente un capo e
proprio quest’ultimo, che esprimeva il potere “politico” e religioso allo
stesso tempo, venne chiamato dagli europei sciamano; gli erano stati dati
particolari poteri dal Grande Spirito, o Grande Mistero (nome con il quale i
missionari ribattezzarono "Wakan Tanka", il creatore del mondo presso
gli Indiani delle pianure). Non sempre lo sciamano era anche il capo politico
della tribù, tra i Sioux ed i Cheyenne,
ad esempio, queste due figure erano nettamente differenziate tra loro. Non
essendoci tradizione scritta, tutte le pratiche religiose erano tramandate
oralmente ed erano dominio di pochi. Lo sciamano era uno di questi. Egli aveva,
inoltre, doti divinatorie e il potere di decifrare i segni degli spiriti. Aveva
appreso i poteri medicamentosi delle piante, delle erbe e degli animali anche se
spesso le sue cure agivano più a livello psicologico che medico. Con riti
particolari egli convinceva il malato che gli spiriti maligni, causa dei suoi
malanni, avevano abbandonato il suo corpo. In genere ogni singola tribù credeva
che alcuni luoghi fossero sacri perché abitati dagli spiriti. In realtà
qualsiasi cosa, secondo le convinzioni dei Nativi, era animata da un essere
sovrannaturale. Si spiega così l'estremo rispetto che gli Indiani rivolgevano
alla Natura. Essa era parte di loro così come loro ne erano parte integrante:
l'Indiano era uomo, pianta e animale, cielo e terra, vento e acqua. Non avrebbe
mai violato
la Natura
perché avrebbe violato se stesso. Per questo motivo tra le popolazioni indiane
non esisteva il concetto dell'accumulo, né quello della proprietà privata,
concetti che avrebbero violato l'ambiente in cui vivevano e la natura stessa: i
beni raccolti erano necessari per soddisfare i bisogni primari, non per
costituire scorte che avrebbero impoverito rapidamente le risorse dell'ambiente.
La sede degli spiriti erano, per i Sioux, le Colline Nere, e là si recavano per
compiere il rito della "Danza del Sole". Questa era praticata da molte
nazioni indiane e prevedeva l'auto-tortura per dimostrare il proprio coraggio.
Era in realtà un rito molto complicato e cruento, sia di iniziazione che
propiziatorio, praticato nei mesi estivi, soprattutto a giugno e luglio. Presso
i Siouxie e gli Cheyenne, il rito della Danza del Sole consisteva
nell'attaccarsi dei grossi pesi al corpo, spesso ossa e teschi di bisonte, per
mezzo di uncini che foravano i muscoli dell'iniziato e che venivano applicati
dallo sciamano. Quindi bisognava camminare trascinandosi dietro queste zavorre e
resistere fino alla lacerazione dei muscoli. Si poteva accedere alla Danza del
Sole dopo essersi purificati, aver eseguito riti particolari e aver digiunato
svariati giorni, cosa che aiutava il futuro guerriero a entrare in uno stato di
trance. Anche altre tribù praticavano
la Danza
del Sole, sebbene con alcune varianti: ad esempio, si appendeva l'uomo
all'interno della tenda sacra, in modo che rimanesse sollevato da terra, con dei
pesi attaccati al corpo.
La Danza
del Sole era uno dei tanti rituali delle nazioni indiane. Nel loro misticismo,
una parte importante era affidata ai sogni e alle visioni. Passata la prima
infanzia, un bambino doveva assumere il proprio posto nella società tribale.
Durante i primi anni della sua esistenza aveva appreso, spesso tramite il gioco,
i precetti principali della vita nelle pianure. Sapeva tirare con l'arco e aveva
imparato a cacciare piccola selvaggina. Verso gli otto o nove anni giungeva il
momento di procurarsi una visione. Dopo i riti di purificazione, che
consistevano nel digiunare e sostare nella capanna sudatoria (una specie di
sauna), il ragazzo doveva vagare da solo fino a che gli esseri sovrannaturali
non lo avessero visitato, il che avveniva durante un sogno ò una visione.
Quindi tornava al villaggio e raccontava ciò che gli era stato detto dagli
spiriti ai saggi della tribù, che interpretavano le sue parole. Ciò che la
visione diceva era considerato sacro e inviolabile perché proveniva
direttamente dagli spiriti: essa rivelava il futuro di ogni uomo e qualsiasi
fosse il ruolo che gli esseri superiori assegnavano al componente di un gruppo
era rispettato e ritenuto inviolabile e insindacabile. La visione poteva predire
un futuro da guerriero, ma anche da "diverso", da capo o da uomo di
religione.Presso alcune tribù, specie quelle del Sud degli Stati Uniti, per
provocare le visioni si ricorreva all'uso di piante allucinogene, quali il
peyote e il mescal. Dopo l'arrivo dei bianchi fu usato sempre più spesso, per
questo scopo, l'alcool. Le visioni e i sogni erano decifrati dai saggi del
villaggio, cioè le persone più anziane considerate depositarie delle
conoscenze e delle tradizioni della tribù. Per questo motivo erano tenute in
grande considerazione da qualsiasi membro della comunità e la loro parola era
indiscutibile. Anche le donne, entrate nel periodo della menopausa, godevano di
pari stima. Prima di tale periodo la donna era ugualmente rispettata, purché
assolvesse ai suoi compiti principali. Tra questi vi erano la concia delle
pelli, la preparazione della carne, la pulizia della tenda e l'approntamento
delle cose quando fosse giunto il momento di spostarsi, là raccolta dei frutti
selvatici; all'uomo competevano la caccia e la preparazione delle armi.