TRA
SPIRITISMO E MEDIANITA'
SPIRITISMO E MEDIANITA'
Spiritismo e
Medianità sono due termini evocativi di quel particolare campo di osservazioni
che si occupano, oggi anche in veste scientifica, della possibilità che il
mondo dei defunti possa in qualche modo interagire con il nostro, instaurando
una sorta di dialogo.
La Medianità
in particolare, è invece quella particolare facoltà dei medium che consente il
loro contatto, a volta anche fisico, con i defunti, insomma la facoltà di
assolvere alla funzione di tramite tra i due mondi.
LA MEDIANITA' NELLA STORIA
Gli Egizi
La possibilità di comunicare con i defunti per ricevere i loro responsi è conosciuta dall'uomo durante l'intero corso della storia.
Gli Egizi credevano che le anime degli uomini morti in maniera violenta rimanessero vicino al cadavere. I sacerdoti Egizi non evocavano i morti ma più precisamente il loro elemento spirituale rimasto più vicino alla terra, il Kā (il doppio astrale).
I Babilonesi
Nell'antichissimo
poema babilonese di origine sumera, Gilgamesh (300 a.C.), l'inquieto re di Uruk,
avido di verità definitive, dopo avere pregato Ea, dio delle profondità,
riesce ad evocare lo spirito dell'amico Enkidu, il quale gli comunica che la
morte è solo tristezza e polvere.
I Greci
I Greci
erano convinti che le anime potessero apparire ai viventi e che fosse possibile
evocarle per ottenere risposte circa il presente e il futuro. Già nel VII
secolo a.C. appare in Grecia la figura dello psicagogo, colui che ha il potere
di condurre secondo la sua volontà gli spiriti dei morti e di farli parlare.
I Romani
Anche nella
storia di Roma non mancano i ricorrenti fenomeni medianici, assimilati sia dalla
vicina Etruria sia dalle pratiche giunte dall'Oriente, in età imperiale. I
Romani evocavano i morti "in caverne situate in vicinanza di laghi e di
fiumi, dove la comunicazione con il mondo delle ombre sembrava più facile
Gli Ebrei
L'interrogazione
dei morti è considerata abominevole nell'alveo ebraico, come indicato nel Levitico
e ribadito nel Talmud.
L'Antico Testamento
Troviamo traccia della medianità già nell'Antico Testamento. Secondo la cultura religiosa veterotestamentaria le evocazioni erano un peccato talmente grave da meritare la morte (Lv. 19,26b, 19,31; Ger. 29,8-9). Per questo i testi sacri non specificano la dinamica della prassi evocatoria, fatta eccezione dell'episodio che vede come protagonista il re Saul, la negromante di Endor e lo spirito di Samuele (1 Sam. 28,7.11).
Il Cristianesimo
Le pratiche medianiche vengono ricordate anche nella letteratura cristiana dei primi secoli, Il Cristianesimo combatte quindi l'evocazione dei morti ma non la elimina. A volte essa viene praticata da persone di santa vita, come nel caso, secondo quanto racconta Ruffino di Aquileia, di Santo Spiridione il quale, dovendo restituire un deposito affidato alla figlia trapassata e ignorando dove ella lo avesse posto, si recò sulla tomba di lei scongiurandola, e udì la sua voce dare la risposta.
Il Medioevo
Le
comunicazioni tra i vivi e i morti continuano nel Medioevo. Pratiche di
necromanzia (divinazione per mezzo dell'evocazione dei morti, dal greco nekròs = morto) fondate sull'evocazione dei defunti si svolsero dal
Cinquecento al Settecento.
Il Rinascimento
Durante il Rinascimento la medianità è ancora elementare: nelle pratiche di magia nera, il negromante evoca i defunti secondo il metodo antico, facendoli apparire come ombre, per lo più dinanzi alla loro sepoltura.