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Stregoneria Egizia |
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Anche se può sembrare difficile immaginare la Stregoneria inserita nel contesto dell'antico Egitto, almeno in quello che ci viene rilasciato dai moderni archeologi, quest'ultima era una realtà molto radicata, oltre che una pratica ampiamente seguita. I testi che riportano gli antichi procedimenti stregonici egizi sono tutti piuttosto recenti, questo spiega perchè l'immagine finale che ne ricaviamo è piuttosto somigliante ai rituali tipici della Magia di campagna che non alle usanze primitive; la ragione più importante di questa discrepanza è da ricercare proprio nel periodo di stesura dei testi appena citati, si tratta infatti di un arco temporale nel quale la magia si era già smembrata, non era più integra, si era in qualche modo allontanata dalla fonte primaria. Condizione indispensabile per lo stregone egiziano era la pulizia, l'osservanza di una scrupolosa pulizia personale composta da abluzioni e lavaggi frequenti prima di dedicarsi alle operazioni di rito; questa stessa prescrizione era richiesta per i luoghi deputati ad accogliere i riti stregonici, così come per gli strumenti da usare. In questo senso era ad esempio prescritto che gli strumenti dovevano essere sollevati da terra, in quanto ritenuta immonda, e posti su mattoni nuovi o su foglie di palma; così come nella Stregoneria Tradizionale, era assolutamente importante la giusta intonazione della voce, le formule di evocazione dovevano essere pronunziate in modo energico e imperioso, mentre quelle atte a far apparire gli spiriti con voce alta e sibilante. Grande importanza era anche attribuita al valore cromatico; l'azzurro, ad esempio, sintonizzava un amuleto dove agivano forze benefiche, il rosso era considerato un colore malefico e veniva usato per i talismani volti a colpire il nemico. Una particolare cura veniva data alla costruzione di statuette e stele ricoperte successivamente di formule e simboli magici; da quel momento in poi queste fungevano da potenti accumulatori atti a dispensare effetti benefici alle persone (ricettive) che ne avevano bisogno, oltre che a reprimere gli influssi malefici. La terapia da seguire era abbastanza semplice: veniva versata sulla statua una adeguata quantità d'acqua; quest'ultima, scorrendo sulla statua e raccogliendosi in basa, assorbiva gli influssi magici dati dalle formule e dalle iscrizioni incise, era quindi pronta per essere bevuta dal postulante.
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