YETI IN SVIZZERA?

 

 La Svizzera è per eccellenza un paese tranquillo, ma anche in questa oasi di pace i misteri hanno una loro ben precisa connotazione.

Esiste una profonda tradizione popolare che riguarda i Draghi e gli abominevoli uomini delle foreste locali; soprattutto nel Vallese, ai confini con la Val d’Aosta, si racconta di un Drago che terrorizzava i locali; secondo uno scritto dello storico Ulisse Aldovrandi questa creatura venne catturata nel 1499 ed era “un lunghissimo drago munito di orecchie”.

Molte altre tradizioni si riferiscono a yeti locali e sono talmente radicati nella cultura popolare che ne esiste addirittura un culto; ad Urnasch, nel Cantone Orientale dell’Appenzell, il capodanno si celebra il 13 Gennaio con un rito particolare, chiamato Silvestre Klause, durante il quale gli uomini si travestono da esseri animaleschi. Il significato del rito è probabilmente di tipo esorcistico nei confronti degli yeti locali, oltre che propiziatorio e legato alla natura ed alla fertilità.

A dimostrazione che non si tratta di fantasie, le immagini di queste “creature” sono state immortalate secoli fa a Tirano, una cittadina sul confine svizzero, su una delle tre antiche porte costruite da Ludovico il Moro nel 1497. Infatti, osservando le incisioni sulla porta chiamata La Schiavina, si notano le fattezze di due yeti, chiamati dalla gente del luogo “Omenoni” oppure “Salvanchi”, cioè grossi uomini selvatici.

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