Roberto La Paglia

COMPLOTTISMO E TEORIE DI COMPLOTTO

 

L’espressione “Teoria di Complotto” identifica il tentativo di attribuire la causa ultima di un evento o di una catena di eventi (generalmente associati alla politica, al sociale o alla storia) a un piano segreto tracciato da poteri occulti; questi oscuri personaggi agirebbero in maniera sotterranea e sarebbero i veri detentori del potere, in grado di manipolare l’informazione e la verità stessa.

Il bersaglio designato da queste teorie è, per logica conseguenza, tutto il complesso

vere finalità dei vari accadimenti.

Diverso significato è invece da attribuire al termine “Complottismo”, inteso quasi sempre in senso dispregiativo e usato per identificare il punto di vista di tutti coloro che credono nell’esistenza di una verità alternativa rispetto alle varie versioni ufficiali degli avvenimenti.

Risulta evidente, ma soltanto ad una analisi superficiale del problema, che il fatto di concepire una teoria di complotto

Al di là dell'aspetto puramente speculativo, talvolta l'intento di chi concepisce una teoria del complotto è solo quello di creare sensazione e interesse: è il caso di certe teorie suggerite da scrittori o giornalisti per ottenere maggiore visibilità. Altre volte la teoria è parte di campagne di controinformazione condotte da organizzazioni e associazioni di varia natura. A volte accade però che la verità ufficiale assuma la forma di una vera e propria teoria di complotto; un esempio eclatante è rappresentato dalla persecuzione subita dai Cavalieri Templari, che vennero accusati di centinaia di reati ancora prima che la loro persecuzione avesse inizio. Sulla stessa scia si può porre la politica razziale portata avanti dalla Germania nazista, che giustificò il proprio operato con l’accusa agli ebrei di essere la causa di tutti i problemi della nazione.

Non si tratta, come si potrebbe pensare, di fatti accaduti in particolari epoche storie, è invece un vero e proprio modus operandi che non ha mai conosciuto battute d’arresto; non mancano infatti esempi moderni al riguardo, basta ricordare come gli USA dichiararono guerra ad un ipotetico “Complotto Islamico Mondiale”, arrivando ad accusare Al Qaida dei black out occorsi in California, prima ancora che emergessero le prove della responsabilità di aziende private statunitensi che usavano tagliare le forniture per aumentare i prezzi.

In questo mondo così variegato e difficile da penetrare, esiste un altro termine, senza il quale tutto l’apparato dei Complotti e dei Complottisti risulterebbe privo di senso; il termine in questione è Cospirare, deriva dal latino “conspirare” e indica una particolare situazione in base alla quale, due o più persone si accordano tra loro per compiere uno o più atti illegali o immorali, in estrema segretezza e con intenti che vanno oltre la legge. Ovviamente tali atteggiamenti sono considerati veri e propri crimini nella maggior parte degli stati e proprio in questa fattispecie vengono perseguitati dalla legge; la sottile differenza tra Teoria di Complotto e Cospirazione, risiede nel modo con il quale i termini stessi vengono usati dagli storici e dai ricercatori; nel primo caso avremo una espressione usata prevalentemente in ambito sociologico che indica fatti presunti e spesso non dimostrabili. Il termine Cospirazione viene invece usato generalmente dagli storici per indicare eventi realmente accaduti e con inoppugnabili prove a supporto.

 

STORIA DELLE TEORIE DI COMPLOTTO

Le teorie che intendono spiegare le vicende politiche come il frutto di complotti, congiure e cospirazioni fanno parte di quei sistemi mitologici che accompagnano i grandi rivolgimenti politici e sociali di questi ultimi due secoli. Un esempio significativo la presunta a favore di questa affermazione potrebbe essere la cospirazione ebraica contro l’umanità, usata, in diversi momenti storici e in funzione dei mutati equilibri politici, tanto dalla destra quanto dalla sinistra. Lo spettro del complotto è stato sempre usato dalle forze politiche più diverse allo scopo, più o meno palese di sobillare le masse contro i propri nemici, oppure allo scopo, ancora più grave, di sopperire ad un proprio deficit di consenso o di legittimazione nei confronti degli elettori.

Non dimentichiamo che la politica contemporanea nasce dalla Rivoluzione Francese, un periodo storico nel quale l’uso del complotto come arma politica era quasi una normale prassi; Marat, con il suo giornale, “l’Ami du Peuple”, ne fece un uso quasi spregiudicato, innalzando la denuncia sistematica del complotto come elemento di mobilitazione sociale.

Questo non significa che il movimento rivoluzionario francese sia il primo artefice di tutte le teorie di complotto, l’uso della mistificazione a fini politici, militari e di potere, è riscontrabile anche nel passato più antico; Karl Popper, il grande filosofo viennese, identifica ad esempio le teorie di complotto moderne con la concezione religiosa di Omero.

Egli concepiva il potere degli dei in come una fonte inesauribile di trame e cospirazioni ai danni degli uomini e non andremmo molto lontano dal vero affermando che il cospirazionismo moderno abbia tratto molte delle sue caratteristiche dalle antiche credenze in una divinità che assoggetta gli uomini ai propri capricci.

Quando viene meno il riferimento a Dio, è necessario per l’uomo sostituirne l’immagine, si tratta di un sentimento atavico che si scatena senza alcuna possibilità di controllo; l’uomo ha bisogno di sapere che esiste qualcosa al di sopra delle parti, qualcosa alla quale addossare il bene e il male quando il determinarsi delle cose non può avere una spiegazione razionale.

In poche parole abbiamo bisogno di qualcuno o di qualcosa alla quale addossare le colpe dei nostri mali, ma cosa accadrebbe se questo qualcuno si rivelasse un personaggio reale?

Si tratta di un diffuso rifiuto a riconoscere la casualità del realtà, e risulta molto più facile aggrapparsi ad una ideologia che spieghi i fatti con l’ausilio di determinate leggi; in tal modo verrà definitivamente annullata la coincidenza.

Si tratta quindi soltanto di un meccanismo psicologico o esiste dell’altro?

Come per tutte le cose, anche in questo caso esiste il famoso rovescio della medaglia, se infatti risulta semplice spiegare le teorie di complotto come un bisogno psicologico, è anche vero che tale spiegazione potrebbe benissimo porsi come deviazione voluta rispetto ad un problema che presenta in realtà ancora molti punti oscuri.

Ma andiamo per ordine e tentiamo di stabilire se esiste una cronologia riguardo alle cospirazioni e al loro uso.

Il primo parametro di comparazione attinente a quanto appena detto, risulta sicuramente essere il periodo compreso tra il tardo Medioevo e la prima età moderna, per meglio intenderci quello meglio conosciuto come il periodo della caccia alle Streghe; in questo frangente ritroviamo tutte le fasi tipiche di una teoria di Complotto: la disinformazione (le Streghe arrecano danni ai raccolti e alle persone), la cospirazione (spesso gli Inquisitori tramavano insieme agli accusatori, addossando colpe mai commesse al fine di dividersi il patrimonio del condannato), il complottismo (la Chiesa si sforzava di divulgare l’immagine di una orribile macchinazione satanica ai danni del Cristianesimo).

In questo schema il diavolo si può considerare il perfetto prototipo del

Cospiratore, colui che tenta, con l’ausilio delle Streghe, di riconquistare il regno perduto.

L’esistenza della congiura è provata dalla .confessione delle accusate, e tutto il quadro si completa con la complicità, elemento tipico del complottismo, che nel caso in esame, è identificabile con i magistrati.

Ancora oggi, forse più di ieri, l’elemento satanismo si mescola con le teorie di complotto, soprattutto negli USA, dove tutte le teorie cospirazionistiche portano spesso a identificare il nemico nello stesso Satana.

Quando le teorie di complotto fanno da aggregante tra alcuni elementi illogici e la totale mancanza di prove a sostegno, ci si riferisce ad esse come ad una forma di “complottismo”, descrivendo con tale locuzione un punto di vista teso a vedere nei più importanti eventi mondiali una forma occulta di cospirazioni segrete. Il termine “complottisti” quindi,  può essere usato per indicare persone che credono fermamente nelle cospirazioni, tanto da farne quasi una ragione di vita, una logica evoluzione di ogni avvenimento, sia esso più o meno chiaro nell’esposizione dei fatti che hanno contribuito a crearlo.

Questo modus operandi sortisce lo stesso effetto di un boomerang lanciato con forza, che con pari o doppia velocità ritorna indietro colpendo colui che lo ha lanciato; la massificazione della credenza ad ogni costo in una o più teorie di complotto suscita infatti sentimenti contrastanti e spesso non controllabili e questa è una delle armi spesso dal potere in carica come strumento di costruzione del consenso.L'etichetta di "teoria del complotto" è stata utilizzata per squalificare, schernire e denigrare il dissenso politico o sociale, ad esempio quando una potente figura pubblica viene accusata di corruzione. La ridicolizzazione sistematica delle persone, accompagnata da compiacenti diagnosi di schizofrenia è stata largamente impiegata al fine di mettere a tacere il dissenso politico, ad esempio in Unione Sovietica.

Nel giustificare la classificazione di una teoria come teoria del complotto, si tende logicamente a sollevare principalmente le seguenti obiezioni alla teoria:

Non è supportata da prove sufficienti.

È formulata in modo tale da essere inverificabile.

È improbabilmente complessa.

A queste puntualizzazioni gli argomenti a difesa sono ugualmente tre:

Le persone potenti coinvolte nella cospirazione nascondono, distruggono o offuscano le prove.

Gli scettici non sono dotati di una sufficiente apertura mentale.

Gli scettici potrebbero essere politicamente motivati o avere interesse a mantenere lo status quo.

 

 

VERIFICABILITA’ DELLE ACCUSE

Tra le tante affermazioni che sono state coniate per definire il concetto di scienza, quella di “...un insieme di teorie falsificabili” è sicuramente quella che più aderisce alla funzione di questo libro, oltre che uniformarsi al mondo delle teorie di complotto.

Spesso una teoria tende a sostenere l’esistenza di un certo tipo di azione di natura occulta ma non ne specifica il tempo e il luogo nel quale questo tipo di fenomeno può essere osservato; l'incapacità di osservare il fenomeno può quindi essere attribuibile ad osservazioni fatte nel momento o nel posto sbagliato, si tratterebbe in poche parole della testimonianza di soggetti inconsapevolmente ingannati dalla loro stessa teoria di cospirazione.

Questo particolare fenomeno rende del tutto impossibile la dimostrazione di qualsiasi teoria, la rendono non scientifica e creano un alone di negatività rispetto a deduzioni che, contrariamente a quanto appena descritto, potrebbero invece rivelarsi corrette.

Esempio classico di quanto appena affermato è l’eterno dibattito che contrappone l’Ufologia alla scienza ufficiale; la diffusa teoria del complotto UFO (la presenza degli alieni sulla Terra è stata occultata), a seguito delle smentite ufficiali, dovute magari ad un qualche governo ne sta nascondendo le prove, non riuscendo a fornire le prove e specificare quando o dove la visita o il complotto si siano svolti, non può essere definita falsa.

Jerry Bowyer, riferendosi alle accuse che la seconda guerra del Golfo fosse il risultato della volontà di George W. Bush di seguire le direttive delle compagnie petrolifere, disse: “...preferisco questa teoria del complotto, rispetto alle altre, perché è una delle poche che permette di essere confutata empiricamente”. Egli fece la considerazione che il prezzo in declino delle azioni di dette compagnie fosse una dimostrazione a confutazione di tale teoria. D'altra parte non tutti i complotti riescono ad ottenere gli effetti desiderati, e la confutazione di Bowyer è soggetta a una tale semplice obiezione logica. In risposta a queste obiezioni alla teoria del complotto, alcuni controbattono che nessuna teoria politica o storica può essere scientifica, perché nessuna genera delle predizioni falsificabili con sicurezza.

Altra distinzione che viene spesso operata è quella di studiare separatamente le accuse di complotto dalle teorie; la prima categoria può essere trattata su un piano prettamente giudiziario e presuppone l’esistenza di fatti o documenti atti a dimostrane la validità, la seconda viene presa come una costruzione mentale che poggia su basi non sempre dimostrabili e come tale inconsistente ad una analisi più approfondita. La sottile differenza che si vorrebbe porre tra i due diversi casi è più una sottigliezza psicologica che una attestazione di fatto, esistono infatti teorie ragionevolmente corrette che non possono essere dimostrate in un processo e teorie volutamente fantastiche che proprio per la loro natura verrebbero smentite in aula. Se ad esempio diciamo (come è stato detto) che l’incendio del Reichstag a Berlino fu opera di gruppi comunisti, saremmo facilmente smentiti in tribunale (come è accaduto); se al contrario affermiamo che l’incendio venne provocato dagli stessi nazisti (teoria più logica e ragionevolmente accettata da tutti), sempre come è già accaduto, un tribunale finirebbe con lo smentirci. Lo stesso discorso può essere applicato alla guerra in Iraq e per molti altri eventi accaduti in passato così come nel presente.

Esiste dunque un doppio legame che tiene unite le teorie di complotto alla gestione del potere e dei mezzi di diffusione degli avvenimenti; tutti vorremmo sapere la verità, molti si accontentano di verità camuffate, altri cercano il pettegolezzo, altri ancora non si accontentano e vogliono capire meglio, leggere tra le righe. Una teoria nasce dove trova spazio per crescere ed è sicuramente terreno fertile la censura di stato, la censura militare e quella scientifica; il conoscere non è una prerogativa riservata a pochi, è un bene comune al quale ognuno può e deve attingere usando le proprie potenzialità; liberare il pensiero significa dare nuova forza all’inventiva, alla voglia di andare oltre ma, soprattutto, significa sconfiggere finalmente le umane paure e guadagnare una nuova meta nell’infinito campo della conoscenza.