IL LIBRO DI TOTH

 

Prima di ogni civiltà conosciuta, in un’epoca che potremmo far risalire da 10.000 a 40.000 anni fa, il semidio egizio Toth inventò la scrittura allo scopo di compilare il testo base di ogni conoscenza iniziatica: il Libro di Toth.

Questa tradizione è la fonte che ha ispirato e sostenuto molti ricercatori sulle tracce di questo libro che descriverebbe le opere magiche in grado di trasformare l’uomo in Re del creato; un volume, quindi, dalla potenza inimmaginabile, più completo e pericoloso di qualsiasi altro testo esoterico conosciuto.

La menzione più antica riferita al Libro di Toth si trova nel Papiro di Turis, tradotto e pubblicato a Parigi nel 1868; il Papiro racconta la storia di un gruppo di alti dignitari di corte che, proprio seguendo i suggerimenti di questo libro, avrebbero tentato di rovesciare il Faraone; questi però riuscì a sfuggire al complotto, fece giustiziare i traditori ed ordinò che il libro fosse distrutto, al fine di evitare simili avvenimenti.

Altra traccia è riferibile alla “Stele di Metternich”, secondo la quale fu lo stesso Toth a decretare la distruzione della propria opera poiché la riteneva troppo pericolosa per gli uomini; una terza menzione è quella di un papiro, trascritto in demotico e conservato al Museo del Cairo, nel quale si racconta del Principe Setne (figlio di Ramsete II) e della sua ossessiva mania di raccogliere tutti gli antichi manoscritti al fine di penetrare i segreti del mondo occulto; alla sua collezione mancava soltanto il Libro di Toth e per impadronirsene il Principe non esitò a profanare una tomba nei pressi di Menfi.

Si scatenò una terribile maledizione che proseguì anche dopo che il Principe, terrorizzato, riportò il Libro nel sepolcro; Setne morì insieme a tredici dei suoi fratelli, si salvò solo l’ultimo, Mineptah, che divenne poi Faraone d’Egitto.

Il Libro di Toth venne inutilmente cercato in Egitto da Helena Blavatsky, ma ancora oggi si dibatte sulla sua reale esistenza; secondo altre fonti più vicine agli ambienti esoterici, il manoscritto sarebbe stato in realtà una raccolta di lamine finemente scolpite che, a stregua dei testi alchemici, raccontavano la storia dell’Egitto, del mondo ed i segreti per il comando a distanza e per resuscitare i morti; sempre secondo queste fonti, una copia del Libro si salvò dall’incendio della Biblioteca di Alessandria e venne nel tempo riprodotta dai pochi fortunati che erano riusciti a prenderne visione; nel corso dei secoli tali rappresentazioni seguirono anche la fantasia dei propri autori, i quali, sia per preservare il segreto sia per sfuggire alle persecuzioni, rimaneggiarono il libro; risultato di tali rimaneggiamenti sarebbero le 22 carte meglio conosciute come Arcani Maggiori o Tarocchi.