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ERZSEBET
BATHORY |
In Ungheria, nel 1560 nasceva
una donna che per sadismo e crudeltà doveva restare famosa e insuperata nei
secoli: Erzsèbet Bàthory. Sin da bambina mostrò un carattere chiuso e
superstizioso. Evitava la compagnia dei suoi coetanei per dedicarsi a lunghe ore
di solitudine e di osservazione della natura da cui si sentiva attratta in modo
ossessivo. Sposò il nobile e coraggioso Conte Ferencz Nàdasdy, soldato leale e
generoso che si distingueva ovunque per il suo valore, purtroppo il suo mestiere
di soldato lo teneva continuamente lontano da casa, dando in questo modo la
possibilità ad Erzsèbet di
compiere indisturbata i suoi misfatti. Gli saranno forse giunte all'orecchio
voci sull'operato della moglie ma è probabile che non ci avesse creduto o non
avesse supposto quali atrocità fossero. Erzsèbet durante tutta la sua vita fu
assillata dall'idea di invecchiare, di perdere in qualche anno tutta la sua
bellezza di cui andava fiera e che le permetteva di avere molti amanti di
entrambi sessi.
Trascorreva ore intere
davanti allo specchio, cambiava pettinatura diverse volte al giorno e si
attorniava di vecchie megere che si facevano credere streghe, affinché la consigliassero e la aiutassero a
rimanere giovane e bella, queste donne, per essere costantemente nei favori di
Erzsèbet, dovettero condizionare non poco la sua mente, già tarata dalla
pazzia, perché discendente da una famiglia, anche se nobile, di pazzi crudeli e
pervertiti. In un periodo storico dove solo i nobili e i ricchi potevano vivere
bene, essere nelle grazie di uno di questi voleva significare mangiar bene tutti
i giorni, dormire su veri letti, avere insomma, lussi e comodità che non si
sarebbero mai potuti ottenere altrimenti. Per non perdere tutto ciò dovevano
alimentare continuamente le insane passioni della contessa e, dalle semplici
pratiche magiche a veri e propri riti di sangue il passo è breve. I suoi servi
di cui conosciamo i nomi quali Ujvari Johanes detto Ficzkò, Jò Ilona, Dorottya
Szentes chiamata anche Dorkò, Katalina Beniezcy, ed altri, la aiutarono e la
istigarono con ogni mezzo a compiere i suoi delitti. Ognuno di loro
aveva un
compito ben preciso; alcuni dovevano trovare le fanciulle da torturare il che
era molto facile: ogni famiglia, sia contadina che di alto rango era felice di
mandare le proprie figlie al servizio di una nobile; altri avevano il compito di
aiutarla a torturare e uccidere le giovanette, ricercando sempre nuovi mezzi più
raffinati e dolorosi, infine c'era chi era preposto a seppellire nascostamente i
corpi delle sventurate. Tutto
ciò ebbe inizio con la morte del conte Nàdasdy, suo marito, avvenuta nel 1604,
e con l'arrivo al castello di una strana e malvagia vecchia di nome Anna
chiamata però da tutti Darvulia. Prima di allora la contessa si era limitata a
torturare le sue creature senza ucciderle. Darvulia fece conoscere ad Erzsebet i
riti più inconcepibili di magia nera, fece attrezzare nei sotterranei un vero e
proprio laboratorio di tortura con una grande vasca dove la contessa poteva
bagnarsi nel sangue delle vittime per poter restare eternamente giovane. Le
torture praticate dalla contessa erano le più impensate, dal porre monete
arroventate nel palmo della mano ad introdurre un ferro da stiro rovente nella
gola delle sventurate, dall'unire le labbra con sottili e lunghi spilli a
scorticarle vive. Persino quando si allontanava dal castello di Csejthe la donna
portava con se il cofanetto contenenti gli strumenti di tortura, e le serve più
fidate. In breve tempo i sotterranei del castello vennero adibiti esclusivamente
a tali macabri usi. Strette camere contenevano in soprannumero giovani lasciate
a morire di inedia, complicate macchine come la famosa vergine di ferro
prendevano posto nelle ampie sale a volta, illuminate tetramente da torce e
candelabri. Bracieri perennemente accesi dovevano servire ad arroventare i ferri
e mantenere caldo il sangue che poi veniva versato sulla pelle della contessa.
Col tempo divenne un vero problema trovare un posto dove seppellire le ragazze
uccise e si iniziò, in questo modo, a commettere errori e la voce delle atrocità
che venivano compiute a Csejthe,
cominciavano ad espandersi ovunque. Lo stesso genero di Erzsèbet, marito della
figlia Anna, scoprì il mistero una volta che fu ospite al castello: il suo cane
gli portò un pezzo di cadavere che aveva trovato scavando fuori dalle mura
del maniero, ma mantenne il segreto. Con la morte della vecchia Darvulia
nulla cambiò nelle abitudini di Erzsèbet, ormai aveva circa 50 anni e sentiva
la vecchiaia avvicinarsi sempre più inesorabilmente, quindi i bagni di sangue
venivano praticati con maggiore frequenza, il rosso liquido magico ringiovanisce
il suo bianco corpo. Prese al suo servizio una nuova strega Erza Majorova che
convinse la contessa a sacrificare principalmente ragazze nobili, così, gli
incantesimi avrebbero avuto
maggiore ed immediato effetto. Da quel momento iniziò
una vera e propria caccia alle figlie dei nobili ungheresi che spesso
lasciavano andare le proprie figlie al servizio della
contessa di Csejthe come dame di compagnia.
Ma ciò costò caro ad Erzsèbet, una contadina uccisa non interessava a nessuno
ma una nobile era tutt'altra cosa. Le
voci ormai erano tante che giunsero facilmente al Palatino del Re Mattia, Gyorgy
Thurzò che avvalendosi anche di una lettera del pastore Andràs Berthoni in cui
venivano denunciati i misfatti della Bathory, iniziò un paziente lavoro di
investigazione in proposito e recatosi di sorpresa a Csejthe scoprì la verità
trovandovi infatti, nelle cantine una giovane torturata e morta da poco tempo,
scoprì cosi tutti i delitti compiuti dalla donna e le sue megere, inorridendo
nell'apprendere i riti e le torture più impensate come addirittura mangiare la
carne delle giovani uccise.
Il processo iniziò il 2 gennaio 1611, (alla contessa dato il suo rango le fu concesso di non essere presente) nel castello di Thurzò a Bicse, presenti venti giudici e tredici testimoni. Gli atti del processo sono conservati negli Archivi Nazionali di Budapest. Il 7 gennaio furono eseguite le sentenze decise dal Tribunale. Jo Ilona e Dora Szentes furono bruciate vive dopo aver loro strappato le dita con le pinze. Ficzkò fu decapitato e poi gettato nelle fiamme. Ad Erzsèbet, in virtù di essere stata la consorte del nobile Nadasdy le fu risparmiata la pena di morte e commutata la condanna in prigionia a vita nel suo castello di Csejthe. Fu murata in una stanza da dove trapelava solo una fioca luce da un buco in alto nel muro, le venivano dati i pasti attraverso un foro che aveva sostituito la porta. Trascorse cosi quattro anni. Morì la notte del 21 agosto 1614 all'età di cinquantaquattro anni e molti dichiararono che nonostante l'età avanzata fosse ancora giovane e bella. Lo scrittore inglese Gabriel Ronay vuole che il mito di Dracula sia nato con la storia di Erzsèbet, ma noi non lo riteniamo valido. Egli pone la contessa in Transilvania e noi sappiamo con sicurezza che ella visse e morì in Ungheria pur avendo parenti in Romania. Inoltre il Ronay vuole che la contessa bevesse anche il sangue delle sue vittime, ma nessun documento lo conferma, quest'ultima cosa, però, potrebbe essere probabile, tenuto conto che si dedicava anche al cannibalismo. Non esiste molto materiale che riguarda la contessa, ma ciò che abbiamo a disposizione può comunque bastare a farci rendere conto della sua vita e della sua natura. Una monografia fu scritta in latino da gesuita Laszlo Turaczi che nel 1729 trovò il resoconto del processo effettuato contro la nobildonna ungherese. Nel 1894, il tedesco Von Elsberg scrisse Die Blutgrafin Elisabeth Bàthory. Nel 1908 Dezsò Rexa, rifacendosi allo scritto del gesuita scrisse: Bàthory Erzsebet Nàdasdy Ferencne, che racchiudeva inoltre alcune lettere sia della stessa Erzsebet sia che la riguardavano. Infine abbiamo la francese Valentine Penrose che nel 1962 scrisse: Erzsèbet Bathory, la comtesse sanglante, quest'ultima è forse l'unica opera completa sulla Bàthory che ci rimane, visto che i precedenti volumi sono introvabili persino presso la biblioteca di Parigi.