
Da un punto di vista strettamente spirituale e filosofico, i Romani non si incontrarono in realtà con la "Grecia", ma con la Civiltà Ellenistica, un mondo già intriso di cultura magica e di sapienza antica: Omero era stato portatore di una Magia di carattere essenzialmente divino, la Magia che esiste in quanto attributo esclusivo degli Dei, del loro stato spirituale, la stessa Magia dei mortali è sempre in simbiosi con gli Dei e le grandi Maghe della tradizione ellenica sono tutte delle creature a metà tra il divino e l'umano, nelle cui vene scorre il sangue di Helios, il Sole.
Per arrivare ad una realtà matura e più articolata della Magia bisogna attendere Platone ed i suoi libri IX e XI delle Leggi, in essi viene espresso il primo giudizio articolato sulla Magia oltre ad una efficace definizione della stessa, sia dal punto di vista della sostanza che da quello delle conseguenze; questi Libri risultano particolarmente interessanti in quanto contengono anche i primi riferimenti espliciti alla Stregoneria, più precisamente quando si parla di forme di Magia quali gli Incantesimi e le Legature.
La civiltà ellenistica si presenta quindi aperta ad una massiccia immissione di temi magici, ereditati soprattutto dalla Siria, dalla Persia e dall'Egitto; trattati sulle virtù della Mandragora, trattati su Ecate e Magia Erotica; tutti aspetti di degno rispetto come ci suggerisce anche la costante e pesante azione romana volta a combattere gli aspetti magici della cultura ellenica, Roma conservatrice contro una cultura che viene riconosciuta veritiera ed efficace a tal punto da dover essere aspramente contrastata al fine di evitare il sovvertimento delle antiche tradizioni latine.