| La Parola |
Una delle caratteristiche principali della civiltà Celtica, è la tradizione orale. I Druidi ritenevano che la religione non consentiva di affidarsi alla scrittura e la dottrina veniva trasmessa oralmente.
La Tradizione Orale era ritenuta una tradizione "vivente", qualcosa che trasmesso di generazione in generazione, si evolveva costantemente in funzione di tutto quello che di nuovo fosse apparso nel tempo. Esisteva quindi un prototipo di cultura vivente in opposizione alla tradizione scritta, in questo modo era possibile eludere l'effetto negativo di irrigidire le cose e di fissarle in modo immutabile; la tradizione orale inoltre, dava vita ad una civiltà più flessibile, più aperta alle innovazioni.
La scrittura aveva invece un ruolo magico ed era contrapposta in modo netto alla tradizione orale; a riprova di quanto detto ricordiamo che una maledizione lanciata oralmente poteva benissimo essere annullata o modificata pronunziando altre invocazioni che ne esorcizzassero l'effetto; un incantesimo o una maledizione scagliata attraverso la scrittura su un ramo di nocciolo o di tasso era invece irrevocabile e rivestiva carattere assoluto.
Scrivere era quindi per i Celti ed in special modo per i Druidi un atto raro e soprattutto pericoloso, questo non significa che i Celti sconoscessero l'uso della scrittura, erano soltanto molto attenti e guardinghi riguardo all'uso di tale pratica. Il divieto era conosciuto con il nome di Geis, termine che ha la stessa radice della parola Guth (voce), da questo assioma nasce anche il nome attribuito al sacerdote "specializzato" o sapiente, il Gutuader, cioè il "Padre della Voce" oppure "Colui che incanta con la Voce". A questo proposito ricordiamo un altro momento della Tradizione dei Celti che molto si avvicina al mondo della Stregoneria e della Magia, il ritmo della voce; era usanza diffusa presso i Druidi quella di tenere a mente una enorme quantità di versi e formule aiutandosi con articolazioni e riferimenti ritmici, questo passaggio era quasi obbligatorio in quanto sarebbe stato impossibile tenere in memoria l'enorme quantità di dati che richiede la Tradizione dei Celti. Si usava mantenere dei riferimenti sempre uguali e cadenzare le strofe in modo ritmico, in tal modo l'assonanza con i versi successivi era quasi una conseguenza logica; questo metodo era in parte derivato dalle cadenze ritmiche degli incantesimi, cadenze che davano potenza alla parola ed alla forma che essa doveva prendere per estrinsecare l'intenzione. Il ritmo delle formule e dei rituali divenne in seguito retaggio delle grandi spiritualità, della Stregoneria medioevale e degli insegnamenti di Pitagora in relazione all'universo come insieme perfetto di suoni ed armonie.