
Caratteristica prevalente dell'Impero Romano è la sua dualità, da un lato una linea aperta alle innovazioni e pronta a creare nuove sinergie con le civiltà conquistate, dall'altra un profondo senso di appartenenza a Roma, il bisogno di stringersi intorno al Campidoglio per custodire l'antica morale e le antiche tradizioni.
La civiltà romana traeva spunti dalle proprie tradizioni rurali e conosceva la Stregoneria, almeno nei suoi effetti; la legge era attenta alla Magia e soprattutto agli effetti "malvagi" che questa era in grado di produrre, la normativa dichiarava apertamente come crimini gli effetti ma sembrava non preoccuparsi delle cause, se da un lato quindi Roma si impose prepotentemente ai Latini, agli Etruschi ed ai Sanniti, dall'altro assimilò molto dai loro culti, con il risultato di mantenere sempre viva e sempre rinvigorita la propria radice magico - rurale.
Il culto Etrusco-Latino rappresenta il primo tassello visibile nella storia della Stregoneria, la base, quel culto dimenticato riscoperto e rilanciato da Godfrey Leland nel suo "Tesoro delle Streghe"; la "purezza" del culto andò man mano perdendosi mentre Roma procedeva nelle sue conquiste, mentre si appropriava degli Dei dei vinti; l'antico culto andò smembrandosi sopravvivendo in ognuna delle civiltà conquistate, sposandosi con altri culti, altre credenze. Da questo processo di espansione lenta ma costante nel tempo nascono le profonde radici della Stregoneria e le sue caratteristiche peculiari di riservatezza e costanza tramandate fino ad oggi.