Il Rientro  

            Una tappa fondamentale di ogni viaggio e' naturalmente un sicuro

 ritorno a casa. Per ciò che concerne i viaggi in aereo oppure in

nave, l'atterraggio o l'attracco sono il momento più importante ed

nel contempo il più difficile. Lo stesso vale per i viaggi sulle

ali del pensiero, simbolicamente affini agli elementi aria ed acqua.

Dopo essersi immaginati le precedenti tappe esageratamente

difficoltose, Si tende a prendere quest'ultimo passo troppo alla leggera.

Soprattutto quando si ha l'impressione di non essere andati molto

lontano, si ha la tentazione di aprire subito gli occhi, ma questo

comportamento può rivelarsi pericoloso.

            Generalmente le meditazioni non presentano particolari difficoltà

 se si teme comunque di perdersi o di essere sommersi dalle

immagini e di essere trascinati lontano da quest'ultime, e'

confortante sapere che la meditazione si conclude sempre nel

migliore dei modi. Bisognerebbe cercare di riemergere ritualmente dal

mondo interiore di immagini, poiché, oltre a garantirci un sicuro

ritorno, si eseguirebbe nel contempo un opportuno rituale finale.

            Le terapie individuali e di gruppo hanno dimostrato in anni ed

anni di esperienza che se ci si attiene ai quattro punti

seguenti, si ritornerà senza problemi alla realtà.

 

 

Le quattro tappe per Un consapevole ritorno

 

1.         Prima di tutto Si deve ripensare all'immagine iniziale che

ci aveva condotto nel mondo delle immagini interiori, che e' poi anche

l'immagine che ci aiuterà a concludere la meditazione, e ci si

deve convincere che non c'e' alcun motivo per dimenticare l'esperienza vissuta

2.            Dopodiché Si deve lasciare che le immagini interiori si

facciano da parte. Eventualmente per facilitare questo compito si può abbassare

 gradualmente la musica di sottofondo o preferire addirittura il silenzio.

3.         A questo punto occorre respirare profondamente e ritornare

consapevolmente alla polarità, in questo caso rappresentata

dall'inspirazione e dall'espirazione.

4.         Infine occorre muovere lentamente le dita delle mani e dei

piedi e stirarsi, per riprendere il controllo del proprio corpo. Solo

ora si possono aprire gli occhi, in modo da orientarsi consapevolmente

 anche nello spazio e nel tempo.

 

            Per l'ultimo punto esiste un'alternativa, o meglio un'evoluzione

molto piacevole. Per orientarsi di nuovo gradevolmente ed in

tutta sicurezza nel proprio corpo, basta massaggiarsi le orecchie.

Non e' necessario massaggiare il proprio corpo, dal momento che l'orecchio

 riproduce in piccolo tutti gli organi e le zone di

quest'ultimo.

Basta alzare ancora ad occhi chiusi e molto lentamente le mani

ed afferrare dolcemente i lobi con il pollice e l'indice. E’

sufficiente pensare alla posizione di un embrione arrotolato su se stesso e

con la testa in giù, come appena prima delle nascita, per capire

la disposizione del corpo nell'orecchio. Il lobo rappresenta la

testa, mentre il bordo esterno del padiglione auricolare la schiena.

 

            ESERCIZIO:

Piega e stringi i lobi delle orecchie fino a

Che, dopo pochi istanti, non diventeranno caldi. In questo modo e'

come se fosse stata massaggiata l'intera testa, compreso il

cervello.Lascia poi che il pollice e l'indice di entrambe le mani

salgano leggermente sul bordo esterno dell'orecchio. In questo modo e'

come se fossero state massaggiate le vertebre cervicali.

            In seguito sali più su e massaggia le vertebre toraciche,

cercando di non escluderne nessuna.  

            Passa ora alle vertebre lombari fino ad arrivare in cima

all' orecchio. Ora i tuoi indici Si trovano sui promontori e nelle

vallate del padiglione auricolare, che corrispondono a tutti gli organi

interiori e ai tessuti del corpo.  

            Dopo pochi minuti di massaggio ci si riprenderà perfettamente

e verso la fine si potranno riaprire lentamente gli occhi. Se

questo semplice esercizio viene eseguito al termine di ogni

meditazione come rituale per ritornare alla realtà e se la meditazione

diventa un’abitudine quotidiana, l'organismo ne trarrà giovamento sia a

livello fisico che spirituale, poiché ogni organo corrisponde ad un

tema dell'anima. Procedendo come si e' detto, il ritorno nel mondo quotidiano

delle quattro dimensioni e dei quattro punti cardinali e'

assicurato. I quattro punti precedentemente citati sono molto efficaci e

rappresentano un valido aiuto anche nelle situazioni più difficili,

come per esempio le psicosi. Adeguati esercizi di orientamento servono

anche a coloro che sono fuggiti in una realtà psicotica a ritornare

alla nostra realtà, comunque,  se la meditazione diventa un'abitudine quotidiana,

essa previene da eventuali malattie psicotiche. Tuttavia, se si

hanno problemi in questo senso, bisognerebbe procedere molto cautamente

 e preferibilmente consultare prima un bravo terapeuta.

             La fondamentale differenza che intercorre tra una psicosi, una

meditazione guidata ed un libero viaggio nelle immagini interiori e' che

nel primo caso il viaggio ha inizio spontaneamente a seguito di una

pressione interna e che sfugge sin dall'inizio al controllo. Chi medita

invece intraprende consapevolmente questo viaggio e, se si basa sulle

regole sopraccitate, ha perfettamente sotto controllo l'intera

situazione, anche se questa vigilanza dipende sempre meno dall'intelletto.

Spontaneamente viene vissuto il polo femminile delle immagini, o

meglio la sfera dell'anima, come la chiamava Jung, in questo caso viene meno la  necessità

 di ricorrere a drastiche misure psicologiche per farsi

notare e rispettare.