Questa storia del Satanismo segue in gran parte l'evoluzione teorica della dottrina in ambito Europeo, questo per meglio rimanere nel tema e non dilungarci in uno spazio esiguo come quello che possono offrire le poche pagine di un sito, oltre che per non stancare coloro che si troveranno ad accedere a queste informazioni.
Come teoria e culto, possiamo iniziare a cercare le origini del Satanismo nelle correnti dualistiche che si affermarono in certi circoli ebraici e gnostici nel periodo ellenistico, anche sotto l'influenza delle dottrine Manichee; alcune correnti gnostiche divulgarono il pensiero che Satana fosse il vero creatore e dominatore del mondo, e che in esso la sua potenza non avesse limiti; in questo modo la ricerca del sapere era il vero bene e chi raggiungeva il sapere, la gnosi, diveniva incorruttibile.
Nel Medioevo e nel
Rinascimento, la ribellione contro la Chiesa e contro l'ordine da questa
precostituito nel mondo (favorevole per lo più ai potenti), diviene anche
sintomo di una
rivolta contro Dio e di una nuova alleanza con il Principe del Male; si
dovrà attendere il Seicento per poter osservare Satana libero da zolfo e fumi
neri, per vederlo come un eroe ribelle ed ammirato come tale anche dal suo
stesso creatore; tornando a resoconti più eterogenei con la visione
largamente diffusa di Satana, riprendiamo i Vangeli di Marco, Luca e Matteo,
dove è possibile incontrare Beelzebul, il Signore della Casa degli Inferi, nome
derivato dalla modificazione dell'originale ebraico Ba' l Zebub, Signore delle
mosche, così chiamato perchè come idolo liberava gli Accaroniti proprio da
questo tipo di insetti. Riapparirà durante il Rinascimento a capo di
sessantasei legioni infernali e con tre teste (gatto, uomo, rospo), nel
trattato De Prestigiis Daemonum, del medico fiammingo Johann Wier, uno dei primi
intellettuali che contestarono apertamente la caccia alle Streghe.
Questo in sintesi un accenno ad una storia che, pur variando da una cultura all'altra, rispecchia un sentimento da sempre latente nell'uomo, la necessità di elevare lo spirito ma al contempo il tragico ed indescrivibile bisogno di sentirsi materialmente uomini, godendo della propria umanità.