Il pantheon che secondo i sumeri governava l'universo
comprendeva un gruppo di creature invisibili che guidava e controllava il mondo secondo un piano prestabilito.
I sumeri veneravano quattro divinità principali,
conosciute come gli dei creatori dei quattro elementi: An, dio del cielo; Ki, dea della terra; Enlil, dio dell'aria;
Enki, dio dell'acqua. L'atto della creazione avveniva
pronunciando la parola divina; la divinità creatrice doveva solo pianificare e
pronunciare il nome dell'oggetto da creare. L'armonia del cosmo era garantita
dal me escogitato dagli dei, ossia da un sistema di regole e
leggi universali e immutabili a cui ogni essere doveva assoggettarsi.
Le tre divinità celesti erano, per importanza,
immediatamente seguenti le divinità della creazione: Nanna, dio della Luna; Utu, dio del Sole, e Inanna, regina del cielo e dea dell'amore, della procreazione e
della guerra. Nanna era il padre di Utu e Inanna, sulle gesta della quale i
poeti sumeri crearono numerosi miti; era anche importante Ninurta, dio del distruttivo vento del Sud. Una delle divinità
più amate era il dio pastore Dumuzi.
A ciascuna delle divinità principali, protettrici di una
o più città sumere, venivano eretti grandi templi: i riti, compresi i
sacrifici quotidiani, venivano officiati da numerosi sacerdoti, sacerdotesse,
cantori, musici, prostitute sacre ed eunuchi.
I sumeri pensavano che gli esseri umani venissero
modellati nell'argilla e che fossero creati per rifornire gli dei del
necessario, affinché questi ultimi avessero il tempo di svolgere le attività
divine.