YETI E UOMINI SELVATICI

 L’abominevole uomo delle nevi, come è stato definito dalla stampa, sembra che esista veramente, ma anche in questo caso il mistero fa da padrone e le migliaia di testimonianze, anche filmate o su carta fotografica, non ne danno l’assoluta certezza.

Le notizie ci pervengono da una larga parte dell’Oriente, dalla Cina, dal Caucaso, dalla Mongolia e perfino dal Tibet; proprio in Tibet gli alpinisti occidentali raccolsero testimonianze in merito a delle strane creature chiamate dai locali “Metch-kang-mi”, che tradotto suonerebbe approssimativamente come “ripugnanti uomini delle nevi”; sono caratterizzate da un terribile odore di selvatico, simili a scimmioni, dall’andatura eretta anche se sbilanciata in avanti, con il corpo coperto da un pelo color rosso bruno.

In Canada creature simili a queste sono state ribattezzate “Bigfoot” e misurerebbero circa 2 metri e 50 centimetri.

i primi racconti sullo Yeti cominciarono a circolare in Europa nel 1832, anno del primo avvistamento da parte dell’esploratore B. H. Hodgson, ma la vera popolarità venne soltanto nel 1921, anno della prima scoperta di impronte gigantesche di fronte alle quali i portatori indigeni si inginocchiarono pronunciando con terrore la parola Metch-Kang-mi; era il 22 Settembre e la spedizione era guidata dall’esploratore inglese Howard-Bury.

Molte sono state le persone che si sono cimentate nella caccia allo Yeti, o almeno nella caccia a delle prove sostanziali che ne suffragassero l’esistenza. In effetti le prove portate sono tante, ma tutte oggetto di accesi dibattiti, tanto da far entrare lo Yeti nell’immaginario collettivo.

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